FAQs / Domande frequenti

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FAQs / Domande frequenti 2017-09-28T13:22:10+00:00

Per approfondire ulteriori dettagli sulle modalità di intervento, sulle tecniche e le tecnologie utilizzate in sede di operazione, sulle cicatrici, sul comportamento da tenere in seguito all’intervento e sulle tempistiche di recupero potete consultare la lista delle domande frequenti qui sotto.

Per qualsiasi altro tipo di informazione vi invitiamo a prenotare una visita personalizzata con il dottor Arnaldo Paganelli telefonando al numero

+39 391 7735109

Non ho ancora 18 anni e vorrei sottopormi a liposcultura. Posso fare l’intervento? 2016-07-25T10:03:20+00:00

No. Le linee-guida e le raccomandazioni ministeriali impongono che l’intervento di liposcultura per motivi estetici possa essere compiuto solo dopo il raggiungimento del 18° anno di età.

Quali rischi e quali possibili complicanze comporta l’intervento? 2017-09-28T13:22:19+00:00

Tutti gli interventi di chirurgia plastica o estetica comportano dei rischi. L’introduzione della infiltrazione tumescente ha ridotto drasticamente la perdita di sangue riducendo tutti i rischi associati alla liposcultura: il rischio di sieroma, ematoma, infezione è diventato estremamente basso. Nella mia esperienza ho notato qualche sieroma (raccolta di liquido facilmente asportabile con siringa); la problematica del sieroma è comunque più frequente nelle metodiche che utilizzano calore ed è prevenibile con una buona compressione post operatoria con spugna e guaine. La complicanza più classica della liposcultura è rappresentata dall’irregolarità del contorno corporeo (irregolarità cutanee, ondulazioni) minimizzata comunque dalla tecnica Safelipo, che tra l’altro consente anche di correggere eventuali irregolarità pregresse.
Tenete presente che un BMI (indice di massa corprea) maggiore di 30 aumenta il rischio di complicazioni intra e post-operatorie al punto da necessitare di una accurata valutazione preoperatoria caso per caso e di una maggiore attenzione alla prevenzione delle complicanze nel periodo post-operatorio (esempio: utilizzo prolungato di calze anti-trombo e di terapia antitromboembolica). Oggigiorno comunque grazie alla tecnica Safelipo opero pazienti con BMI fino a 35.

Perché la safelipo è proposta come un processo globale di correzione del contorno corporeo e non solo come una liposcultura? 2016-07-25T10:02:30+00:00

Con la Safelipo non solo si asporta il grasso dal corpo ma questo può essere anche redistribuito e reinnestato; viene favorita la retrazione cutanea e la correzione delle deformità del contorno corporeo, specialmente nelle liposculture secondarie. Per tutti questi motivi la Safelipo può essere considerata un processo globale di correzione del contorno corporeo.

Che cos’è la vibrolipo? 2016-07-25T10:02:09+00:00

La vibrolipo (Power-Assisted Liposuction o PAL) utilizza una cannula vibrante che permette al chirurgo di eseguire la liposcultura con un minore utilizzo di forza controllando con precisione e delicatezza i movimenti della cannula. Questo permette al chirurgo di eseguire una vera e propria scultura del grasso. E’ dunque un metodo delicato, preciso e gentile di liposcultura. Non producendo calore la vibrolipo non causa trauma termico e dunque non ha nessuno dei rischi tipici delle tecniche che utilizzano calore. La vibrolipo è la tecnica che sta alla base della tecnica SAFE-Lipo.

Ho sentito parlare di lipolaser, smart lipo, vaser lipo, radiofrequenza. Posso avere qualche informazione in merito? 2017-09-28T13:22:19+00:00

Sono tutti metodi di liposcultura che utilizzano calore generato da laser (lipolaser e/o smart lipo), ultrasuoni (vaser lipo) o radiofrequenza. Il calore scioglie il grasso, stimola la retrazione cutanea e stimola la coagulazione dei piccoli vasi sanguigni; per questo motivo sono state ideate queste metodiche. All’atto pratico possiamo affermare che le promesse non siano state mantenute: si è constatato che l’aumento di calore può causare con grande facilità bruciature e coagulazione dei piccoli vasi sanguigni e dei tessuti di supporto del grasso rimanente e della cute, utili per mantenere salutari ed elastici questi tessuti. Si è visto che non solo il calore può compromettere tessuti sani e importanti che sarebbero da preservare, ma questo danno per forza di cosa stimola un processo riparatore di tipo infiammatorio che porterà a una conseguente cicatrizzazione con adesione del derma alla fascia muscolare. In alcuni casi il processo cicatriziale coinvolge la cute a tutto spessore lasciando cicatrici visibili e permanenti. La conseguenza ultima saranno irregolarità di contorno con ondulazioni, irregolarità cutanee, fino ad arrivare a una cute di aspetto danneggiato e innaturale.
Oltre a ciò va considerato che questi metodi aumentano i costi del trattamento e ne prolungano i tempi; il prolungamento dei tempi comporta un aumento dei rischi operatori e anestesiologici. Inoltre la retrazione cutanea stimolata dal calore è estremamente incostante e dunque imprevedibile. Ritengo che la retrazione cutanea stimolata dalla Safelipo sia non solo superiore, ma anche esente dai pericoli che i metodi descritti comportano.
Per tutti i motivi detti sopra ho personalmente abbandonato l’uso di qualunque metodo di liposcultura che utilizzi calore.

Che effetti può avere il fumo sull’intervento e sul recupero post operatorio? 2016-07-25T10:01:04+00:00

In chirurgia plastica ed estetica il fumo aumenta i rischi operatori sia a breve che a lungo termine  soprattutto perché la pelle è uno dei tessuti maggiormente danneggiati dall’abitudine del fumo. Fumare (e perfino solo usare nicotina: cerotti alla nicotina, gomme e caramelle alla nicotina, sigaretta elettronica con ricariche di nicotina) ha un potente effetto vasocostrittore, che rallenta il flusso sanguigno. I tessuti periferici, specialmente la cute, risentono particolarmente di questo effetto. L’abitudine al fumo accelera l’invecchiamento cutaneo riducendo la capacità della pelle di fronteggiare gli stress cui è quotidianamente sottoposta (per esempio l’esposizione ai raggi solari). Le fibre elastiche si riducono e in conseguenza della minore elasticità cutanea si formano più rapidamente le rughe e si distendono più rapidamente i tessuti, con maggior tendenza alla flaccidità e ai fenomeni di lassità cutanea.
Nel breve termine il fumo in prossimità dell’intervento aumenta tutti i rischi chirurgici a causa del ridotto flusso sanguigno della pelle, e ritarda la guarigione. Le cicatrici tenderanno ad essere più larghe e più visibili, e il rischio di infezione più alto. Pertanto è raccomandato, in caso di intervento per liposcultura, un’astensione dal fumo almeno per 2-4 settimane prima dell’intervento e per 4-6 settimane dopo l’intervento.
Data le dimensioni estremamente limitate delle cicatrici l’astensione dal fumo non è obbligatoria pur essendo fortemente raccomandata almeno per i periodi sopra indicati; è tuttavia indispensabile quando alla liposcultura si associ il lipofilling: a causa del minor apporto sanguigno nei tessuti interessati il fumo riduce direttamente la percentuale di attecchimento del grasso reiniettato.

E’ necessario fare una ecografia addominale o addomino-pelvica prima dell’intervento? 2016-07-25T10:00:38+00:00

Chiedo ai miei pazienti di effettuare una ecografia addomino-pelvica prima dell’intervento di liposcultura quando sono presenti importanti alterazioni della parete addominale (ernie, diastasi maggiori dei muscoli retti, grandi cicatrici chirurgiche) per approfondire la valutazione del rischio chirurgico.

Dopo quanto tempo dal parto potrò fare l’intervento? 2016-07-25T10:00:17+00:00

Dipende non solo dalla gravidanza ma anche dall’allattamento. Bisogna aspettare la fine dell’allattamento e comunque almeno 5-6 mesi dopo il parto, per lasciare all’organismo il tempo di assestarsi.

L’intervento avrà effetti sulla sensibilità della pelle dell’area trattata? 2016-07-25T09:59:51+00:00

Di solito dopo l’intervento rimangono per alcune settimane e a volte mesi piccole alterazioni della sensibilità che generalmente si risolvono spontaneamente con pieno recupero della sensibilità cutanea.

Quando potrò riprendere l’attività sportiva? 2017-09-28T13:22:19+00:00

A causa dell’aumentato rischio di sanguinamento vanno evitati gli sforzi fisici per le prime due settimane dopo l’intervento. In seguito può essere ripresa una lieve attività fisica, da aumentare progressivamente fino ad arrivare a completo recupero in un periodo compreso fra 4 e 6 settimane. Il paziente è comunque invitato a camminare fin da subito, compreso il giorno stesso dell’intervento, aumentando progressivamente la distanza percorsa.
Ai fini della valutazione del tempo di ricupero completo va considerata specialmente il tipo e la portata della chirurgia.

Quando potrò riprendere a guidare? 2016-07-25T09:59:03+00:00

Nei casi di liposcultura minore può bastare un giorno ma è sconsigliabile comunque guidare alla dimissione dall’ambulatorio e in generale il giorno stesso della chirurgia.
Nei casi di liposcultura intermedia o maggiore è sconsigliabile guidare nei 3-7 giorni immediatamente successivi all’intervento a causa della ridotta funzionalità che l’intervento comporta.
Attenzione a tenere presente l’influenza sulla guida di eventuali farmaci antidolorifici che si assumano (esempio: la codeina lascia una positività nel sangue e nelle urine per almeno 3 giorni dopo l’ultima assunzione).
Ovviamente se la liposcultura è associata ad altri tipi di chirurgia del contorno corporeo (esempio addominoplastica) il tempo di recupero necessario per potere guidare può arrivare anche a 2-3 settimane.

Qual è la durata di fastidio e dolore? 2017-09-28T13:22:19+00:00

Il grado di fastidio e di dolore che si prova dopo l’intervento varia da persona a persona e in relazione alla portata dell’intervento, che come abbiamo detto può variare da una piccola chirurgia in anestesia locale a una chirurgia molto più impegnativa. Normalmente si raccomanda l’uso di antidolorifici e antinfiammatori per i primi 3-4 giorni dopo l’intervento, in seguito solo al bisogno. Nei casi di liposcultura maggiore l’uso di antidolorofici e antinfiammatori può essere protratto per 1-2 settimane anche per facilitare il riposo notturno. Fatte queste premesse, si può indicativamente dire che circa l’80% delle pazienti anche dopo una liposcultura maggiore è in grado di riprendere un lavoro d’ufficio dopo  pochi giorni dall’intervento, con progressivo recupero fino alla possibilità di svolgere lavoro fisico pesante e attività sportiva dopo circa 2-3 settimane.
A causa del rischio di sanguinamento connesso ad ogni tipo di chirurgia è consigliabile astenersi da tutte le attività che possano aumentare pressione sanguigna e battito cardiaco (attività intensa, sollevamento di pesi) per almeno due settimane dopo l’intervento.

Che tipo di anestesia viene utilizzato? 2016-07-25T09:58:16+00:00

Tendenzialmente il tipo di anestesia varia a seconda della portata della liposcultura. Per gli interventi minori, effettuabili in regime ambulatoriale, si usa di solito un’anestesia locale con infiltrazione tumescente con soluzione di Klein e infiltrazione cutanea nei punti di incisione.
Per una liposcultura intermedia (asportazione di grasso del 2-3% del peso corporeo) si raccomanda l’aggiunta alla tecnica anestesiologica precedente di una sedazione più o meno profonda in regime di day-surgery.
Per liposculture di aree multiple con asportazione di grasso fino al 5% del peso corporeo potrebbe essere richiesta una anestesia generale con un ricovero in clinica di almeno una notte.
E’ possibile utilizzare sia l’anestesia generale che la sedazione profonda associata ad anestesia epidurale.
Questo può essere deciso caso per caso attraverso un confronto fra chirurgo, anestesista e paziente.
Da menzionare che grazie all’utilizzo della nuova tecnica anestesiologica TIVA (total intravenous anaesthesia), che utilizza farmaci ad emivita molto breve (ovvero rapidamente eliminati dall’organismo) si può ottenere una eccellente prevenzione della nausea che era provocata dai vecchi gas anestetici. L’anestesia per la liposcultura è attualmente estremamente sicura in tutti i casi, con scarsi o nulli effetti collaterali indesiderati.

Quanto dura il risultato di una liposcultura? 2016-07-25T09:57:49+00:00

Il risultato di una liposcultura può essere considerato permanente. Ovviamente l’invecchiamento provoca di per sé lassità della pelle e non esistono procedure né tecniche chirurgiche che possano fermare questo processo. Una gravidanza nonché importanti fluttuazioni di peso (tendenzialmente maggiori del 10% del peso corporeo) potranno compromettere i risultati fino a richiedere un rifacimento dell’intervento.

Ho sentito parlare del “gonfiore” dopo l’intervento. Cosa c’è da sapere sull’argomento? 2016-07-25T09:57:25+00:00

Semplificando al massimo possiamo dire che la liposcultura provoca una alterazione del drenaggio linfatico, ovvero del sistema che l’organismo utilizza per rimuovere fluidi dai tessuti; il risultato è un accumulo di liquidi che si manifesta come gonfiore delle aree trattate. Ciò è dovuto sia alle varie fasi della tecnica operatoria che all’infiltrazione tumescente. La maggior parte del gonfiore si risolve nel giro di 2 mesi ma la risoluzione completa può richiedere fino a 6 mesi, in particolare quando la liposcultura venga associata ad altre chirurgie del contorno corporeo. Per questo viene raccomandata per il post operatorio una compressione con guaina elastica e spugna, da associare a specifiche tecniche di massaggio (link endermologia LPG***).

Dovrei perdere peso prima di un intervento di liposcultura? 2017-09-28T13:22:19+00:00

In generale prima di una liposcultura dovresti essere in una condizione di peso abbastanza stabile, il più vicino possibile al peso ideale o perlomeno al peso che vorresti ottenere, con uno scarto non superiore al 10%. Se guadagni o perdi peso dopo l’intervento i risultati saranno alterati in maniera significativa. Se perdi troppo peso dopo l’intervento la tua pelle apparirà di nuovo lassa; se guadagni peso in maniera significativa la pelle apparirà stirata con conseguenti alterazioni del contorno corporale (esempio addome prominente). Indicativamente una variazione di peso si può considerare significativa quando supera il 10% del peso corporeo totale.
Per calcolare il tuo peso ideale la scala BMI (indice di massa corporea) (****link) è probabilmente l’indice più affidabile. Preferenzialmente opero pazienti con BMI inferiore a 30, sia per i minori rischi chirurgici che per i migliori risultati estetici ottenibili; tuttavia in pazienti che siano stati sottoposti a chirurgia bariatrica o comunque che siano andati incontro a perdita di peso massiva ed abbiano raggiunto una loro stabilità la chirurgia del contorno corporale come la liposcultura eventualmente associata ad addominoplastica e/o altre chirurgie del contorno corporeo può essere appropriata e necessaria anche se il BMI è superiore a 30. Grazie alla Safelipo oggigiorno mi è possibile operare in sicurezza anche pazienti con BMI fino a 35 (obesità moderata).

Qual è la differenza fra una liposcultura dell’addome e una addominoplastica? 2017-09-28T13:22:19+00:00

Entrambi gli interventi hanno lo scopo di rimodellare l’addome e i fianchi (girovita). La liposcultura (o liposuzione) si può praticare con diverse tecniche ma ha comunque il fine di asportare una certa quantità di tessuto adiposo sottocutaneo producendo così da una parte un rimodellamento dell’addome e dei fianchi, e dall’altra un lieve retrazione cutanea; è pertanto indicata per quelle persone che abbiano depositi di grasso localizzato all’addome e ai fianchi ma con un buon tono cutaneo. Se il tono cutaneo è scadente (ovvero pelle lassa in eccesso con smagliature) il risultato di una eventuale liposcultura sarebbe insoddisfacente e pertanto in questi casi la liposcultura non è indicata.

L’addominoplastica corregge diverse condizioni fisiopatologiche:

  • Rimuove la pelle in eccesso dall’addome, ridando tono alla rimanente per effetto della trazione sul lembo cutaneo addominale.
  • Rimuove del grasso addominale assieme alla cute.
  • Redistribuisce la pelle e il grasso dall’addome superiore all’inferiore, promuovendo così il loro assottigliamento.
  • Restringe i muscoli addominali per mezzo della loro plicatura ottenendo così un appiattimento dell’addome così come un restringimento del girovita.

In sintesi l’addominoplastica corregge le trasformazioni indotte dalla gravidanza, dall’invecchiamento e dalle significative fluttuazioni di peso non correggibili con altre tecniche, restituendo un aspetto più giovanile e un contorno corporale più armonico.
Durante la visita preoperatoria si potrà valutare l’indicazione operatoria all’una o all’altra tecnica. Il candidato alla chirurgia sarà esaminato di fronte a uno specchio in posizione eretta e seduta così da avere una immediata visualizzazione dei problemi presenti e potere effettuare così una scelta il più possibile responsabile e consapevole.

E’ possibile associare la liposcultura con altri interventi? 2016-07-25T09:56:04+00:00

Sì. E’ possibile associare la liposcultura con quasi tutti gli interventi di chirurgia estetica, sempre rispettando i limiti sia di tempo chirurgico (che non deve essere superiore a 4 ore programmate) sia di quantità di tessuto asportato (che non deve superare il 5% del peso corporeo). In particolare oggi è estremamente comune l’associazione della liposcultura con la chirurgia del seno link) e la chirurgia del contorno corporale (esempio addominoplastica). Anche il lipofilling (****link) è spesso associato a liposcultura per migliorare la silhouette. Come già spiegato il fine ultimo della liposcultura non è solo l’asportazione del grasso ma soprattutto il rimodellamento del contorno corporeo.

Quando posso essere dimessa dopo un intervento di liposcultura? 2017-09-28T13:22:19+00:00

Una liposcultura di aree multiple con asportazione della quantità massima di grasso asportabile (5% del peso corporeo) può richiedere una notte di ricovero per le medicazioni necessarie e per potere dimettere il paziente con un buon comfort. Nelle liposculture intermedie (eseguite in day-surgery)  il paziente può essere dimesso in giornata, dopo 4-6 ore dall’intervento. Nello liposculture minori, effettuate in regime ambulatoriale la dimissione è quasi immediata (1-2 ore dall’intervento).

Rimarranno cicatrici visibili? 2017-09-28T13:22:19+00:00

Le incisioni effettuate per rimuovere il grasso sono normalmente di 4-5 mm di lunghezza e sono posizionate in aree poco visibili del corpo (pieghe cutanee, area coperta da bikini). A maggior ragione una volta terminato processo di guarigione (alcuni mesi perché si arrivi a una completa stabilizzazione del processo e al loro schiarimento) le cicatrici saranno difficilmente visibili.

Il grasso aspirato da una data area può riformarsi? 2016-07-25T09:53:05+00:00

No, il grasso rimosso non può riformarsi. Entro certi limiti di aumento di peso la nuova silhouette viene mantenuta. Bisogna però considerare che gli adipociti (le cellule del grasso) nell’adulto non possono aumentare di numero; viceversa possono aumentare di volume fino a oltre 4 volte. In buona sostanza essendoci comunque degli adipociti rimanenti anche nelle zone sottoposte a liposcultura si può affermare che la capacità di accumulare grasso sia ridotta ma non annullata. Di conseguenza un consistente aumento di peso (maggiore del 10% del peso corporeo) potrà compromettere i risultati della liposcultura fino a richiedere un rifacimento dell’intervento.

Che cos’è la tecnica tumescente? 2017-09-28T13:22:19+00:00

Oggigiorno la tecnica tumescente è considerata la tecnica di elezione della liposcultura. E’ semplicemente la iniezione di fluido (soluzione di Klein) nelle aree da sottoporre a liposcultura. Questo fluido provoca un rigonfiamento del grasso che diventa “tumescente” ovvero indurito e questo ne facilita la rimozione. E’ anche chiamata tecnica wet o superwet. La soluzione di Klein è un liquido composto da soluzione fisiologica (acqua+sale), adrenalina (che restringe i vasi sanguigni diminuendo la perdita di sangue durante l’intervento), lidocaina (anestetico locale), bicarbonato (che diminuisce il bruciore che si avvertirebbe durante l’iniezione di lidocaina). Questa tecnica, diventata popolare a partire dagli anni ’80, è considerata il metodo più sicuro in particolare perché limita la perdita di sangue e permette quindi la rimozione di una maggiore quantità di grasso minimizzando le complicazioni. E’ possibile in condizioni di sicurezza asportare una quantità di grasso fino al 5% del peso corporeo. Rispettando i limiti dovuti è possibile eseguire l’intervento di liposcultura in day-surgery e con anestesia locale. In questo caso la quantità di grasso asportabile è minore del 5% del peso del corpo.

Mi sono già sottoposto a chirurgia del contorno corporale (liposcultura, addominoplastica) ma non sono soddisfatto del risultato. La tecnica di Safelipo mi può aiutare? 2016-07-25T09:51:57+00:00

Sicuramente. La Safelipo è stata sviluppata inizialmente per le liposculture secondarie e si è dimostrata la tecnica più efficace nella correzione delle problematiche conseguenti a chirurgia del contorno corporale.
La Safelipo può essere utilizzata in tutte le aree del corpo in cui sia indicata la liposcultura. In particolare la Safelipo aiuta moltissimo nella liposcultura circonferenziale del tronco (addome, fianchi, dorso), nella liposcultura circonferenziale di cosce e gambe. E’ sicuramente la tecnica che dà migliori risultati in questo tipo di liposculture estese a 360° attorno a tronco, cosce o gambe.

Quanto dura un intervento di liposcultura? 2016-07-25T09:51:21+00:00

La durata della liposcultura può variare da circa mezz’ora (esempio liposcultura di piccole aree come la regione del sottomento) fino a 3 ore e più quando vengono associate alla liposcultura tecniche di lipofilling e vengono trattate aree multiple con cambiamento di posizione operatoria del paziente. Si possono raggiungere le 4-5 ore se vengono associate nella stessa seduta altre chirurgie del contorno corporale (esempio addominoplastica, lifting brachiale, lifting di coscia, chirurgia del seno). Ai fini di ridurre al minimo i rischi operatori la durata massima di una chirurgia estetica non può comunque superare le 4-5 ore.

Che risultati posso aspettarmi dalla liposcultura? 2016-07-25T09:50:56+00:00

Se hai pelle sufficientemente elastica e non sei troppo in sovrappeso puoi aspettarti con grande probabilità un rimodellamento delle forme corporee con un buon miglioramento estetico. Non puoi aspettarti né una completa risoluzione della cellulite (per quanto l’utilizzo della Safelipo e l’associazione con particolare tecniche di massaggio (****link a endermologie LPG) migliori molto anche questo aspetto), né un calo di peso importante. Qualora tu sia in sovrappeso o con obesità lieve/moderata (BMI fino a 35) puoi ancora ottenere buoni risultati ma il più delle volte solo associando alla liposcultura un’altra chirurgia del contorno corporale, che può essere svolta nella stessa seduta o successivamente, a seconda delle indicazioni. La nuova tecnica della Safelipo sta consentendo oggigiorno di intervenire con buoni risultati anche nei pazienti con obesità lieve/moderata che fino a tempi recenti venivano esclusi dalle indicazioni per la liposcultura.

La liposcultura è indicata per me? 2017-09-28T13:22:19+00:00

La liposcultura è un’arte che permette di intervenire in maniera personalizzata su una serie ampia di problematiche estetiche che vanno dal modesto accumulo localizzato di grasso, che può essere necessario correggere, magari per motivi professionali o per motivi personali di altro genere, fino all’importante accumulo di grasso nelle persone con obesità moderata. Si tratta dunque di una serie vastissima di situazioni fisiologiche ma anche personali diverse, e solo una valutazione dal vivo può consentire di giudicare quanto un intervento di liposcultura possa essere indicato in quel dato caso. In generale, si può dire che il candidato migliore alla liposcultura è il paziente normopeso che abbia solo accumuli di grasso localizzati e che abbia una pelle sufficientemente elastica per ottenere una buona retrazione cutanea e dunque un buon risultato post operatorio. La liposcultura può essere praticata anche nei pazienti in sovrappeso o con obesità moderata, con BMI (indice di massa corporea) fino a 35 (****link calcolo BMI). Va però ricordato che il sovrappeso induce uno stiramento della cute con un eccesso di pelle che diventa lassità quando si provochi una brusca variazione di peso o, come in questo caso, un’asportazione di tessuto adiposo. Dunque, quanto più l’obesità è importante, tanto più è probabile che una semplice liposcultura non sia sufficiente a ottenere un risultato estetico apprezzabile. E’ viceversa probabile che alla liposcultura si debba associare un intervento di chirurgia del contorno corporale come addominoplastica, body-lift, lifting del braccio (link***), lifting di coscia (link***). Con BMI fino a 30 la liposcultura può essere facilmente associata a chirurgia del contorno corporale; con BMI da 30 a 35 bisogna valutare caso per caso, ma spesso è consigliabile intervenire in due tempi, eseguendo prima la liposcultura e poi l’addominoplastica (o altre chirurgie del contorno) 3-6 mesi dopo. Il motivo di questo consiglio è duplice: da una parte bisogna considerare il maggior rischio operatorio nell’obesità, dall’altra il risultato estetico che si può ottenere è decisamente migliore. Separando le chirurgie la liposcultura può essere eseguita al massimo delle sue potenzialità (asportazione del 5% del peso corporeo) e l’addominoplastica può essere effettuata su lembi addominali notevolmente assottigliati dal pregresso intervento di liposcultura.

Non ho ancora 18 anni e mi imbarazza molto il mio addome. Posso fare l’intervento? 2016-07-25T09:34:59+00:00

No. Le linee-guida e le raccomandazioni ministeriali impongono che l’intervento di addominoplastica per motivi estetici possa essere compiuto solo dopo il raggiungimento del 18° anno di età.

Quali rischi e quali possibili complicanze comporta l’intervento? 2016-07-25T09:33:43+00:00

Tutti gli interventi di chirurgia plastica o estetica comportano dei rischi. Fra i rischi della addominoplastica si annoverano: sieroma (raccolta di siero ovvero liquido; questa complicazione ha ormai incidenza quasi nulla grazie all’utilizzo dei punti di adesione di Baroudi); ematoma (raccolta di sangue, anche questa estremamente rara sempre per l’utilizzo dei punti di Baroudi); infezione; deiescenza (riapertura) delle cicatrici chirurgiche. Tenere presente che un BMI (indice di massa corporea) maggiore di 30 aumenta il rischio di complicazioni intra e post-operatorie al punto da necessitare di una accurata valutazione preoperatoria caso per caso e di una maggiore attenzione alla prevenzione delle complicanze nel periodo post-operatorio  (esempio: utilizzo prolungato di calze anti-trombo e di terapia antitromboembolica).

Che effetti può avere il fumo sull’intervento e sul recupero post operatorio? 2017-09-28T13:22:19+00:00

In chirurgia plastica ed estetica il fumo aumenta i rischi operatori sia a breve che a lungo termine soprattutto perché la pelle è uno dei tessuti maggiormente danneggiati dall’abitudine del fumo. Fumare (e perfino solo usare nicotina: cerotti alla nicotina, gomme e caramelle alla nicotina, sigaretta elettronica con ricariche di nicotina) ha un potente effetto vasocostrittore, che rallenta il flusso sanguigno. I tessuti periferici,  specialmente la cute, risentono particolarmente di questo effetto. L’abitudine al fumo accelera l’invecchiamento cutaneo riducendo la capacità della pelle di fronteggiare gli stress cui è quotidianamente sottoposta (per esempio l’esposizione ai raggi solari). Le fibre elastiche si riducono e in conseguenza della minore elasticità cutanea si formano più rapidamente le rughe e si distendono più rapidamente i tessuti, con maggior tendenza alla flaccidità e ai fenomeni di lassità cutanea.
Nel breve termine il fumo in prossimità dell’intervento aumenta tutti i rischi chirurgici a causa del ridotto flusso sanguigno della pelle, e ritarda la guarigione. Le cicatrici tenderanno ad essere più larghe e più visibili, e il rischio di infezione più alto. Bisogna considerare anche il rischio drammatico di perdere per necrosi parte della cute e/o l’ombelico, nonché il rischio di deiescenza (riapertura) delle cicatrici. Tutte queste complicanze porteranno inevitabilmente a una deformazione permanente dell’addome con necessità di complessi interventi di ricostruzione e cicatrici irregolari e molto più visibili. Pertanto è raccomandato, in caso di intervento per addominoplastica, un’astensione dal fumo almeno per 4-6 settimane prima dell’intervento e per 8-10 settimane dopo l’intervento.

E’ necessario fare una ecografia addominale o addomino-pelvica prima dell’intervento? 2016-07-25T09:32:48+00:00

Chiedo ai miei pazienti di effettuare una ecografia addomino-pelvica prima dell’intervento di addominoplastica per escludere eventuali patologie sottostanti che, se necessitassero di intervento chirurgico, potrebbero compromettere il risultato dell’addominoplastica.

Dopo quanto tempo dal parto potrò fare l’intervento? 2016-07-25T09:31:58+00:00

Dipende non solo dalla gravidanza ma anche dall’allattamento. Bisogna aspettare la fine dell’allattamento e comunque almeno 5-6 mesi dopo il parto, per lasciare all’organismo il tempo di assestarsi.

L’intervento avrà effetti sulla sensibilità della pelle dell’addome? 2017-09-28T13:22:19+00:00

Per effettuare un’addominoplastica è necessaria un’incisione orizzontale che occupa tutta la parte bassa dell’addome, seguita da un sollevamento del lembo cutaneo. Questo comporta una interruzione di parte dei piccoli nervi sensitivi della cute con conseguente diminuzione della sensibilità di queste aree. Raramente anche parte della cute delle cosce può essere interessata. Con il passare del tempo si verifica un processo di reinnervazione spontanea che porta al recupero di buona parte della sensibilità. Tale recupero però non sempre è completo e può essere diverso da persona a persona; spesso rimane un certo grado di perdita di sensibilità nella parte inferiore dell’addome, che però non interessa altre aree. In particolare si segnala che per diversità di innervazione fra le due aree non c’è mai interessamento della sensibilità e della funzione sessuale.

Quando potrò riprendere l’attività sportiva? 2017-09-28T13:22:19+00:00

A causa dell’aumentato rischio di sanguinamento vanno evitati gli sforzi fisici per le prime due settimane dopo l’intervento. Durante i primi 10-12 giorni ci saranno importanti limitazioni anche nella deambulazione: il paziente potrà camminare ma leggermente piegato in avanti, pertanto potrà percorrere solo brevi distanze. In seguito, con la progressiva ripresa di una normale postura eretta, sarà possibile aumentare gradualmente la distanza percorsa. A parte il camminare, l’attività fisica anche di tipo sportivo potrà essere ripresa dopo circa 10-12 settimane, con esclusione di alcune attività fisiche estreme (sollevamento pesi agonistico, body-building) per le quali possono occorrere fino a 4 mesi di recupero.

Quando potrò riprendere a guidare? 2017-09-28T13:22:19+00:00

E’ sconsigliabile guidare nei giorni immediatamente successivi all’intervento a causa della ridotta funzionalità che l’intervento comporta. Il tempo di ricupero della possibilità di guidare l’automobile pur variando da persona a persona si situa generalmente fra 2 e 3 settimane dopo l’intervento.

Qual è la durata di fastidio e dolore? 2017-09-28T13:22:19+00:00

Il grado di fastidio e di dolore che si prova dopo l’intervento varia da persona a persona. Innanzitutto è diversa la soglia del dolore. Normalmente si raccomanda l’uso di antidolorifici e antinfiammatori per i primi 3-4 giorni dopo l’intervento, in seguito solo al bisogno. L’uso di antidolorifici e antinfiammatori può utilmente essere protratto per 1-2 settimane per facilitare il riposo notturno. Fatte queste premesse, si può indicativamente dire che circa l’80% delle pazienti è in grado di riprendere un lavoro d’ufficio dopo  circa 2-3 settimane dall’intervento, con progressivo recupero fino alla possibilità di svolgere lavoro fisico pesante e attività sportiva dopo circa 10-12 settimane. Se il lavoro d’ufficio viene svolto da casa è possibile riprendere in tempi più anticipati, perfino dopo 2-3 giorni dall’intervento qualora il paziente si senta in grado ed abbia terminato l’uso di antidolorifici maggiori.
A causa del rischio di sanguinamento connesso ad ogni tipo di chirurgia è consigliabile astenersi da tutte le attività che possano aumentare pressione sanguigna e battito cardiaco (attività intensa, sollevamento di pesi) per almeno due settimane dopo l’intervento.

Che tipo di anestesia viene utilizzato? 2016-07-25T09:19:35+00:00

E’ possibile utilizzare sia l’anestesia generale che la sedazione profonda associata ad anestesia epidurale. Questo può essere deciso caso per caso attraverso un confronto fra chirurgo, anestesista e paziente. Da menzionare che grazie all’utilizzo della nuova tecnica anestesiologica TIVA (total intravenous anaesthesia), che utilizza farmaci ad emivita molto breve (ovvero rapidamente eliminati dall’organismo) si può ottenere una eccellente prevenzione della nausea che era provocata dai vecchi gas anestetici. L’anestesia per la addominoplastica è attualmente estremamente sicura in entrambi i casi, con scarsi o nulli effetti collaterali indesiderati.

Quanto dura l’intervento? 2016-07-25T09:19:13+00:00

L’intervento di addominoplastica dura da 2 a 4 ore a seconda dell’ampiezza dell’intervento e della eventuale associazione di liposcultura dei fianchi e del dorso nonché della necessità di cambiamento di posizione del paziente (prona-supina).

Quanto dura il risultato di una addominoplastica? 2016-07-25T09:18:50+00:00

Il risultato di una addominoplastica può essere considerato permanente. Ovviamente l’invecchiamento provoca di per sé lassità della pelle e non esistono procedure né tecniche chirurgiche che possano fermare questo  processo. Una gravidanza, nonché importanti fluttuazioni di peso (tendenzialmente maggiori del 10% del peso corporeo), potranno compromettere i risultati fino a richiedere un rifacimento parziale dell’intervento o anche un rifacimento completo nei casi più gravi.

Ho sentito parlare del “gonfiore” dopo l’intervento. Cosa c’è da sapere sull’argomento? 2016-07-25T09:18:26+00:00

Semplificando al massimo possiamo dire che l’addominoplastica provoca una alterazione del drenaggio linfatico, ovvero del sistema che l’organismo utilizza per rimuovere fluidi dai tessuti; il risultato è un accumulo di liquidi che si manifesta come gonfiore dell’addome e dei fianchi e che può coinvolgere parzialmente anche l’inguine e le cosce. La maggior parte del gonfiore si risolve nel giro di 2 mesi ma la risoluzione completa può richiedere fino a un anno. L’esecuzione dell’addominoplastica richiede una incisione orizzontale nella parte bassa dell’addome e un sollevamento del lembo di cute e grasso che provocano la completa interruzione delle connessioni linfatiche verso la fascia profonda e verso il basso: di conseguenza il drenaggio linfatico può avvenire solo verso l’alto, fino a quando col tempo le connessioni linfatiche non si siano ripristinate. Per questo è presente immancabilmente un gonfiore e viene consigliata una guaina elastica da portare 4-6 settimane per aiutarne la gestione in particolare favorendo il drenaggio verso l’alto.

Dovrei perdere peso prima di un intervento di addominoplastica? 2017-09-28T13:22:19+00:00

In generale prima di un’addominoplastica dovresti essere in una condizione di peso abbastanza stabile, il più vicino possibile al peso ideale o perlomeno al peso che vorresti ottenere, con uno scarto non superiore al 10%. Se guadagni o perdi peso dopo l’intervento i risultati saranno alterati in maniera significativa. Se perdi troppo peso dopo l’intervento la tua pelle apparirà di nuovo lassa; se guadagni peso in maniera significativa la pelle apparirà stirata con conseguenti alterazioni del contorno corporale (esempio addome prominente). Indicativamente una variazione di peso si può considerare significativa quando supera il 10% del peso corporeo totale.
Per calcolare il tuo peso ideale la scala BMI (indice di massa corporea) è probabilmente l’indice più affidabile. Preferenzialmente opero pazienti con BMI inferiore a 30, sia per i minori rischi chirurgici che per i migliori risultati estetici ottenibili; tuttavia in pazienti che siano stati sottoposti a chirurgia bariatrica o comunque che siano andati incontro a perdita di peso massiva ed abbiano raggiunto una loro stabilità la chirurgia del contorno corporale come l’addominoplastica può essere necessaria e appropriata anche se il BMI è superiore a 30.

L’addominoplastica rimuove le smagliature post-gravidanza? 2016-07-25T09:17:35+00:00

Sì. L’addominoplastica rimuove dall’addome una buona parte delle smagliature: possono essere rimosse quasi sempre con successo tutte le smagliature posizionate sotto l’ombelico, mentre le smagliature posizionate al di sopra dell’ombelico rimarranno ma saranno spostate inferiormente, verso la parte bassa dell’addome.

Qual è la differenza fra una addominoplastica e una liposcultura dell’addome? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Entrambi gli interventi hanno lo scopo di rimodellare l’addome e i fianchi (girovita).
La liposcultura (o liposuzione) si può praticare con diverse tecniche ma ha comunque il fine di asportare una certa quantità di tessuto adiposo sottocutaneo producendo così da una parte un rimodellamento dell’addome e dei fianchi, e dall’altra una lieve retrazione cutanea (per la retrazione cicatriziale); è pertanto indicata per quelle persone che abbiano depositi di grasso localizzato all’addome e ai fianchi ma con un buon tono cutaneo. Se il tono cutaneo è scadente (ovvero pelle lassa in eccesso con smagliature) il risultato di una eventuale liposcultura sarebbe insoddisfacente e pertanto in questi casi la liposcultura non è indicata.

L’addominoplastica corregge diverse condizioni fisiopatologiche:

  • Rimuove la pelle in eccesso dall’addome, ridando tono alla rimanente per effetto della trazione sul lembo cutaneo addominale.
  • Rimuove del grasso addominale assieme alla cute.
  • Redistribuisce la pelle e il grasso dall’addome superiore all’inferiore, promuovendo così il loro assottigliamento.
  • Restringe i muscoli addominali per mezzo della loro plicatura ottenendo in questo modo un appiattimento dell’addome così come un restringimento del girovita.

In sintesi l’addominoplastica corregge le trasformazioni indotte dalla gravidanza, dall’invecchiamento e dalle significative fluttuazioni di peso non correggibili con altre tecniche, restituendo un aspetto più giovanile e un contorno corporale più armonico.

La decisione rispetto al tipo di chirurgia da praticare sarà presa in fase preoperatoria; il candidato alla chirurgia sarà esaminato di fronte a uno specchio in posizione eretta e seduta così da avere una immediata visualizzazione delle condizioni dell’addome e delle possibili correzioni ottenibili con i due interventi.

Quanti tipi di addominoplastica esistono? 2017-09-28T13:22:21+00:00

La più diffusa è l’addominoplastica completa; un’alternativa è la miniaddominoplastica. Di questi due tipi di addominoplastica si è già discusso. Altre varianti dell’addominoplastica sono:

  • Addominoplastica estesa ai fianchi
    La cicatrice continua oltre la cresta iliaca interessando la parte laterale dell’addome.
  • Addominoplastica circonferenziale o Body lift
    La cicatrice è a 360° e l’addominoplastica interessa addome, fianchi e dorso, con lifting dei glutei. Questo tipo di intervento si sta diffondendo a causa del diffondersi della chirurgia bariatrica, tuttavia personalmente non lo pratico e non lo consiglio perché ritengo molto rischioso operare in un unico tempo addome e dorso. Essendo interessato dall’intervento sia l’addome che il dorso, il paziente è obbligato a giacere su una parte operata, con il fastidio che può essere immaginato; inoltre il risultato finale dal punto di vista estetico è molto meno soddisfacente per il paziente rispetto a un intervento eseguito in due tempi.
  • Addominoplastica a T invertita o Fleur de Lis
    Il nome deriva dalla forma delle pelle da rimuovere (link******* disegno e chirurgia post bariatrica). E’ una forma di addominoplastica più estesa di quella tradizionale, indicata di solito nei pazienti post-obesi, dopo chirurgia bariatrica o dopo forti cali di peso, quando è necessario rimuovere una grande quantità di pelle non solo nell’addome inferiore ma anche in quello superiore, con rimodellamento completo del tronco (addome e fianchi). In questo tipo di intervento alla cicatrice orizzontale se ne aggiunge una verticale che sale verso l’ombelico e lo oltrepassa fino al termine dello sterno. Pur essendo la cicatrice molto estesa il miglioramento dell’aspetto è talmente eclatante da fare passare in secondo piano la presenza della cicatrice verticale.
E’ possibile associare la addominoplastica con altri interventi? 2016-07-25T09:15:12+00:00

Sì. Quasi tutte le addominoplastiche vengono associate a una liposcultura più o meno estesa. Non è infrequente l’associazione di addominoplastica a chirurgia del seno (mastopessi con o senza impianti; mastoplastica additiva; mastoplastica riduttiva), e la cosa ha un ben precisa ragione: le gravidanze ripetute e le variazioni importanti di peso tendono a interessare sia l’addome che il seno. Altri tipi di associazione possono essere presi in considerazione caso per caso.
Esistono comunque limiti fisiologici da rispettare: Quantità di tessuto da asportare, che non deve superare il 5% del peso corporeo; tempo chirurgico, che non deve superare le 4-5 ore.

Quando posso essere dimessa dopo un intervento di addominoplastica? 2016-07-25T09:14:36+00:00

Un’addominoplastica completa richiede un ricovero di 1-2 giorni. Per quanto riguarda la miniaddominoplastica dipende dall’importanza della liposcultura che di solito si associa; i casi più lievi possono essere operati in day-surgery, ma se la liposcultura è importante è richiesto almeno il ricovero per una notte.

Può una cicatrice da taglio cesareo o da isterectomia essere corretta durante una addominoplastica? 2016-07-25T09:14:05+00:00

Sì. Una cicatrice da taglio cesareo o da isterectomia viene sempre rimossa completamente durante l’intervento di addominoplastica.

Rimarranno cicatrici visibili? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Le cicatrici chirurgiche sono inevitabili e permanenti. Tuttavia una lunga serie di accorgimenti tecnici fa sì che la visibilità della cicatrici sia ridotta al minimo. La serie di accorgimenti tecnici include: una buona tecnica chirurgica con il corretto posizionamento della cicatrice principale in un area dove risulta meno visibile e dove può essere facilmente nascosta da un bikini (per la precisione a  6 cm sopra la forcula vulvare e dunque al confine fra regione addominale e regione delle cosce, come più espressamente spiegato sopra), la corretta tensione fra i margini dei due lembi cutanei, l’uso di fili di sutura adeguati, l’utilizzo di colle chirurgiche per coprire le incisioni, medicazioni adeguate nel periodo post operatorio fino a stabilizzazione completa delle cicatrici, dettagliate istruzioni di cura delle cicatrici da parte del paziente come l’utilizzo di gel o placche di silicone che rappresentano il gold standard nel trattamento delle cicatrici. Oggigiorno si è aggiunto l’utilizzo di laser frazionati non ablativi (es. Fraxel *****link).
La cicatrice attorno all’ombelico è sempre molto poco visibile se l’ombelico è lasciato molto piccolo e viene effettuato un adeguato trattamento con silicone nel post operatorio (****link).
Un completo assestamento delle cicatrici si ottiene comunque in tempi medio-lunghi (12-18 mesi).
Consiglio ad ogni modo di andare alla Galleria di foto post-operatorie per rendersi conto direttamente di come saranno gli esiti dell’intervento riguardo alla permanenza di cicatrici.

Che relazione c’è fra impianti mammari e cancro del seno? 2016-07-25T09:06:08+00:00

Non c’è nessuna relazione fra inserimento di impianti mammari e tumore al seno. Al contrario alcuni studi hanno dimostrato che nei casi in cui un tumore al seno si sviluppa in donne con impianti questo viene diagnosticato in fase più precoce grazie ai cambiamenti comportamentali che questo comporta (attenzione ai sintomi, abitudine all’autopalpazione, esami strumentali come ecografia e mammografia).

E’ possibile eseguire un intervento di aumento di seno utilizzando il proprio grasso anziché gli impianti? 2016-07-25T09:05:44+00:00

Sì. E’ possibile realizzare un aumento di seno naturale tramite l’innesto di grasso o “lipofilling”. Questa tecnica consente di prelevare tramite lipoaspirazione grasso da tutte le aree del corpo che lo consentano (mento, braccia, dorso, fianchi addome, cosce, ginocchia, polpacci e caviglie) e di reiniettarlo, dopo processo di purificazione, nel seno. Apprezzo molto una nuova tecnica di lipoaspirazione e lipofilling che si chiama SAFE-LIPO (SAFE = Separation Aspiration Fat Equalization), ideata dal dr. Simon Wall, che si è recentemente diffusa negli Stati Uniti e sta ora cominciando ad arrivare in Europa. Con questa tecnica tramite una apparecchiatura di vibro-lipo e cannule con la parte terminale “esplosa”(flared o basket cannula) è possibile una espansione dei tessuti con conseguente possibilità di iniettare una maggiore quantità di grasso, nonché una maggiore regolarità nelle aree dove viene effettuata la lipoaspirazione.  Usando questa tecnica da circa 2 anni, ritengo che sia il procedimento migliore nelle lipoaspirazioni secondarie, ovvero quando si tratta di migliorare i risultati di lipoaspirazioni precedenti (approfondisci la tecnica SAFE Lipo). Il lipofilling produce effetti molto soddisfacenti e “naturali”: non permette grandi aumenti di volume del seno ma è possibile ripeterlo anche 2-3 volte se c’è grasso disponibile.     Inoltre il lipofilling permette di correggere la maggior parte dei difetti del seno (seno tubuliforme, doppio contorno, esiti di radioterapia, esiti di asportazione di noduli o di altri interventi chirurgici). Per questo motivo il lipofilling è spesso impiegato non in sostituzione ma in aggiunta all’intervento di mastoplastica con impianti, per correggere tutti i difetti cui il solo intervento con impianti non è in grado di ovviare. Naturalmente il lipofilling da solo non può sostituire l’intervento di mastopessi.

Ho perso molto peso e il mio seno appare flaccido. L’intervento può aiutarmi a migliorare il mio aspetto? 2016-07-25T09:05:20+00:00

Dipende da quanto il seno è “svuotato” e da quale risultato si vuole ottenere. In alcuni casi il semplice intervento di aumento di seno può risolvere la situazione. Quando è molto marcata la ptosi (ovvero quando il seno è molto “caduto” verso il basso) diventa necessario associare un intervento di sollevamento o mastopessi con impianti.

Non ho ancora 18 anni ma il mio seno mi imbarazza molto. Posso fare l’intervento? 2016-07-25T09:04:52+00:00

No. Le linee-guida e le raccomandazioni ministeriali impongono che l’intervento al seno per motivi estetici possa essere compiuto solo dopo il raggiungimento del 18° anno di età.

Che cos’è la contrattura capsulare e come posso prevenirla? 2016-07-25T09:04:14+00:00

Contrattura capsulare è il nome dato all’indurimento dei seni causato dal restringimento aggressivo della cicatrice che si forma attorno agli impianti mammari. Tutte le volte che un corpo estraneo è inserito nell’organismo verrà circondato da uno strato cicatriziale. Per la maggior parte degli impianti (protesi ortopediche, placche per fratture) non importa se la capsula cicatriziale si restringe in maniera ferma trattandosi di impianti rigidi che non possono essere deformati dalle forze della cicatrice. Gli impianti mammari sono completamente differenti; l’obiettivo dell’aumento di seno è quello di migliorarne il volume lasciando il seno morbido e naturale – idealmente non si dovrebbe percepire l’impianto. Quindi nel caso degli impianti mammari è assolutamente preferibile che la cicatrice capsulare si comporti in maniera completamente differente da tutti le altre aree del corpo e rimanga il più soffice possibile. Se la cicatrice capsulare attorno all’impianto è soffice e più ampia dell’impianto stesso non verrà percepita ma verrà percepita solo la parete dell’impianto. Se invece la cicatrice è spessa, aggressiva e si restringe fortemente attorno all’impianto allora l’impianto sarà percepito come un sasso all’interno del seno: questo fenomeno è chiamato contrattura capsulare. Ci sono diverse teorie sul perché una paziente possa formare questo tipo di cicatrice aggressiva. Le due più importanti sono: predisposizione genetica per cicatrici aggressive; teoria dell’irritazione (il corpo potrebbe trovare qualcosa di irritante nell’impianto mammario così come una infezione di basso grado nascosta nella parete dell’impianto o piccole perdite di silicone come accadeva negli impianti di vecchia generazione). Purtroppo non esiste nessun modo di vedere se c’è una predisposizione genetica alla formazione di cicatrici aggressive. Fortunatamente questo non accade spesso. Ci sono cose che possono essere fatte per ridurre le altre possibili cause di contrattura capsulare come: usare la più moderna generazione di impianti mammari, usare antibiotici durante l’intervento, usare antibiotici anche nella loggia dell’impianto durante l’intervento.

Quali rischi e quali possibili complicanze comporta l’intervento? 2016-07-25T09:03:50+00:00

Tutti gli interventi di chirurgia plastica o estetica comportano dei rischi. Fra i rischi della mastoplastica additiva si annoverano seppur con incidenza molto bassa: sieroma (raccolta di siero ovvero liquido nella loggia che contiene l’impianto); ematoma (raccolta di sangue nella loggia che contiene l’impianto); infezione; esposizione della protesi; rotazione e rovesciamento dell’impianto; dislocazione dell’impianto; “rippling” (pieghe cutanee); sindrome di Mondor (tromboflebite di vene toraco-epigastriche); rottura dell’impianto. Ma la complicanza più importante e frequente è data dalla contrattura capsulare.

Che effetti può avere il fumo sull’intervento e sul recupero post operatorio? 2017-09-28T13:22:21+00:00

In chirurgia plastica ed estetica il fumo aumenta i rischi operatori sia a breve che a lungo termine soprattutto perché la pelle è uno dei tessuti maggiormente danneggiati dall’abitudine del fumo. Fumare (e perfino solo usare nicotina: cerotti alla nicotina, gomme e caramelle alla nicotina, sigaretta elettronica con ricariche di nicotina) ha un potente effetto vasocostrittore, che rallenta il flusso sanguigno. I tessuti periferici, specialmente la cute, risentono particolarmente di questo effetto. L’abitudine al fumo accelera l’invecchiamento cutaneo riducendo la capacità della pelle di fronteggiare gli stress cui è quotidianamente sottoposta (per esempio l’esposizione ai raggi solari). Le fibre elastiche si riducono e in conseguenza della minore elasticità cutanea si formano più rapidamente le rughe e si distendono più rapidamente i tessuti, con maggior tendenza alla flaccidità e ai fenomeni di ptosi mammaria e di “bottoming out” (discesa verso il basso dell’impianto, che oltrepassa così il solco inframammario). Nel breve termine il fumo in prossimità dell’intervento aumenta tutti i rischi chirurgici a causa del ridotto flusso sanguigno della pelle, e ritarda la guarigione. Le cicatrici tenderanno ad essere più larghe e più visibili, e il rischio di infezione più alto. Bisogna considerare anche il rischio drammatico di perdere per necrosi areola e capezzolo o una loro parte, nonché il rischio di deiescenza (riapertura) delle cicatrici. Tutte queste complicanze porteranno inevitabilmente a una deformazione permanente dei seni con necessità di complessi interventi di ricostruzione e cicatrici irregolari e molto più visibili. Pertanto è raccomandato, in caso di intervento per mastopessi, un’astensione dal fumo almeno per 4-6 settimane prima dell’intervento e per 8-10 settimane dopo l’intervento.

E’ necessario fare una mammografia o un’ecografia prima dell’intervento? 2016-07-25T09:02:50+00:00

Evidentemente un seno con patologia tumorale non può essere sottoposto né a intervento di mastoplastica additiva né a intervento di riduzione mammaria o di mastopessi anche per il rischio di favorire una disseminazione tumorale. Pertanto fra gli esami da eseguire in fase preoperatoria è prevista l’ecografia per le donne fino a 40 anni e la mammografia per le donne di età superiore ai 40 anni. In caso di forte familiarità per cancro al seno si raccomanda di associare all’ecografia l’esame mammografico a partire dai 30 anni di età.

Dopo quanto tempo dal parto potrò fare l’intervento? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Dipende non tanto dalla gravidanza quanto dall’allattamento. Bisogna aspettare da 3 a 6 mesi dopo la fine dell’allattamento: il seno ingrandito dalla produzione di latte in occasione dell’allattamento richiede del tempo per arrivare a una sua stabilità.

L’intervento avrà effetti sulla sensibilità del capezzolo? 2017-09-28T13:22:21+00:00

E’ normale una alterata sensibilità dei capezzoli per qualche mese dopo l’intervento. Questo succede perché gli impianti mammari stirano i tessuti e di conseguenza stirano i nervi sensitivi,  portando in alcuni casi a una riduzione di sensibilità, in altri casi a un aumento della sensibilità stessa. Un’altra possibilità è che i nervi che vanno al capezzolo possano passare attraverso lo spazio in cui viene formata la tasca per inserire l’impianto; in questo caso l’inserimento dell’impianto porterà a una marcata riduzione, fino a una completa perdita, della sensibilità del capezzolo; per fortuna questa complicanza è rara.
Inoltre per sollevare il seno è necessaria una incisione della cute e dei tessuti periareolari nonché quasi sempre anche del polo inferiore del seno. Questo comporta una interruzione di parte dei piccoli nervi sensitivi del capezzolo e della cute del polo inferiore del seno con conseguente diminuzione della sensibilità di queste aree. Con il passare del tempo si verifica un processo di reinnervazione spontanea che porta a un recupero di buona parte della sensibilità. Tale recupero però non sempre è completo e può essere molto diverso da persona a persona; a volte può permanere una differente sensibilità a destra rispetto a sinistra.

E’ preferibile posizionare gli impianti sopra o sotto il muscolo? 2016-07-25T09:01:40+00:00

Devono essere tenute in considerazione: dimensioni del seno, qualità e quantità di tessuto mammario e cutaneo, preferenze della paziente. Se una donna ha un seno molto piccolo e/o con tessuto mammario molto sottile necessita di impianto sottomuscolare per contrastare il rischio di visibilità dei margini dell’impianto e la comparsa del fenomeno del “rippling” ovvero di ondulazioni visibili sulla superficie del seno. Altri benefici della posizione sottomuscolare dell’impianto sono dati da: migliore e più naturale aspetto del seno sia nel breve che nel lungo termine; maggiore facilità nell’esecuzione di mammografie; minor rischio di contrattura capsulare.

Possono esercizi specifici per i pettorali interferire sulla posizione degli impianti sottomuscolari? 2016-07-25T09:00:52+00:00

Solo nel caso di impianti sottomuscolari l’azione del muscolo pettorale esercita una spinta sugli impianti verso il basso e lateralmente. Per ovviare a ciò si raccomanda una ripresa molto graduale degli esercizi specifici per il muscolo pettorale, riprendendo attività sportiva solo dopo 10-12 settimane e considerando il recupero completo anche ai fini di sport estremi (sollevamento pesi, body building) solo dopo 4 mesi.

Quando potrò riprendere l’attività sportiva? 2016-07-25T09:00:27+00:00

A causa dell’aumentato rischio di sanguinamento vanno evitati gli sforzi fisici per le prime due settimane dopo l’intervento. E’ possibile percorrere qualunque distanza camminando ma senza forzare il passo. In seguito è possibile riprendere gradualmente attività fisica anche di tipo sportivo. Dopo 10-12 settimane quasi tutte le attività fisiche sono permesse, con esclusione di alcune attività fisiche estreme (sollevamento pesi agonistico, body-building) per le quali possono occorrere fino a 4 mesi di recupero.

Quando potrò riprendere a guidare? 2017-09-28T13:22:21+00:00

E’ sconsigliabile guidare nei giorni immediatamente successivi all’intervento a causa della ridotta funzionalità che l’intervento comporta. Il tempo di ricupero della possibilità di guidare l’automobile pur variando da persona a persona si situa generalmente fra 1 e 2 settimane dopo l’intervento, anche in base al tipo di mastopessi eseguito (periareolare, verticale, ad ancora).

Qual è la durata di fastidio e dolore? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Il grado di fastidio e di dolore che si prova dopo l’intervento varia da persona a persona. Innanzitutto è diversa la soglia del dolore. In secondo luogo hanno importanza le condizioni del seno: una donna che ha partorito e allattato è andata incontro a un precedente stiramento del tessuto mammario; avrà perciò meno dolore e fastidio, e dunque un recupero più rapido, rispetto a una donna che non ha mai partorito. Normalmente si raccomanda l’uso di antidolorifici e antinfiammatori per i primi 3-4 giorni dopo l’intervento, in seguito solo al bisogno. L’uso di antidolorofici e antinfiammari può utilmente essere protratto per 1-2 settimane per facilitare il riposo notturno.
Fatte queste premesse, si può indicativamente dire che circa l’80% delle pazienti è in grado di riprendere un lavoro d’ufficio dopo 1-2 settimane dall’intervento, con progressivo recupero fino alla possibilità di svolgere lavoro fisico pesante e attività sportiva dopo circa 10-12 settimane.
A causa del rischio di sanguinamento connesso ad ogni tipo di chirurgia è consigliabile astenersi da tutte le attività che possano aumentare pressione sanguigna e battito cardiaco (attività intensa, sollevamento di pesi) per almeno due settimane dopo l’intervento.

Che tipo di anestesia viene utilizzato? 2016-07-25T08:59:02+00:00

E’ possibile utilizzare sia l’anestesia generale che la sedazione profonda. Questo può essere deciso caso per caso attraverso un confronto fra chirurgo, anestesista e paziente. Ambedue i tipi di anestesia permettono la dimissione della paziente in giornata grazie all’utilizzo della nuova tecnica anestesiologica TIVA (total intravenous anaesthesia), che utilizza farmaci ad emivita molto breve (ovvero rapidamente eliminati dall’organismo) con eccellente prevenzione della nausea che era provocata dai vecchi gas anestetici. Anche l’utilizzo della maschera laringea ha eliminato il fastidioso dolore alla gola conseguente all’intubazione. L’anestesia per l’aumento di seno è attualmente estremamente sicura in entrambi i casi, con scarsi o nulli effetti collaterali indesiderati.

E’ possibile associare la mastopessi con impianti all’addominoplastica? 2016-07-25T08:58:37+00:00

Non solo è possibile ma è diventato anche abbastanza comune. Gli effetti negativi della gravidanza dal punto di vista estetico si manifestano principalmente a livello di seno e addome. L’associazione fra addominoplastica, con o senza liposcultura e/o lipofilling e aumento di seno, con o senza mastopessi, è chiamata dagli autori anglosassoni Mommy makeover. La durata di questo tipo di chirurgia è di solito di 3-4 ore (5 ore nei casi più difficili).

Quanto dura l’intervento? 2016-07-25T08:58:13+00:00

L’intervento di mastopessi dura da 1 ora e mezzo a 2 ore e mezzo a seconda della tecnica (periareolare, verticale e a T invertita in ordine crescente di durata) e delle differenze anatomiche individuali (esempio possibili asimmetrie).

In che modo posso vedere come apparirò dopo l’intervento? 2016-07-25T08:57:44+00:00

Durante la visita preoperatoria il dottor Paganelli usa speciali protesi di prova che simulano con buona approssimazione l’aspetto che il seno assumerà dopo l’intervento. Applicando sul seno, con l’aiuto di un reggiseno o di una maglietta elasticizzata, i vari tipi di impianti mammari di prova, si può avere un’idea dal vivo di quale sia la forma e la dimensione dell’impianto mammario migliore ai fini del raggiungimento del risultato desiderato.

Potrò allattare dopo una mastopessi con impianti? 2016-07-25T08:57:13+00:00

Tutti i tipi di mastopessi con impianti richiedono un’incisione periareolare. Tale incisione è particolarmente profonda (coinvolgendo anche derma e tessuti ghiandolari) nella mastopessi completa con cicatrice verticale rispetto a quella con sola cicatrice periareolare. Questo comporta un coinvolgimento dei dotti galattofori, ovvero dei condotti che portano il latte dalla ghiandola mammaria verso il capezzolo. La loro incisione comporta una alterazione sia diretta sia indiretta, attraverso la formazione di tessuto cicatriziale, della funzione dell’allattamento. Pertanto non può essere assolutamente garantito che la funzione dell’allattamento si mantenga dopo l’intervento. In considerazione di ciò è importante che l’intervento di mastopessi venga eseguito se la paziente non ha in programma delle gravidanze. Tale raccomandazione è rafforzata dal fatto che una gravidanza successiva all’intervento di mastopessi può comunque influenzare negativamente i risultati estetici raggiunti.
La considerazioni di cui sopra non controindicano in modo assoluto una gravidanza dopo intervento; tuttavia se una paziente ha in programma gravidanze future è necessario che si bilancino con grande attenzione costi e benefici, e che ci si renda consapevoli della possibile necessità di una ulteriore revisione chirurgica dopo la gravidanza.

Quanto dura il risultato di una mastopessi con impianti? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Il risultato di una mastopessi con impianti può durare molti anni. Ovviamente l’invecchiamento provoca di per sé lassità della pelle e non esistono procedure né tecniche chirurgiche che possano fermare questo  processo. Si possono viceversa consigliare provvedimenti volti a mantenere il risultato più a lungo possibile. In particolare è importante:

  • Mantenere stabile il peso corporeo (aumenti e perdite di peso rappresentano le principali minacce alla stabilità del risultato).
  • Non scegliere impianti mammari troppo grandi. La durata del risultato di una mastopessi è inversamente proporzionale al peso del seno, quindi impianti di maggior volume provocheranno una maggiore tensione dei tessuti con una peggiore qualità delle cicatrici e una più precoce “caduta” del seno.
  • Utilizzare reggiseni durante il giorno e in particolare reggiseni sostenitivi durante l’attività ginnico-sportiva.
  • Astenersi dal fumo. E’ dimostrato che il fumo provoca un accelerato invecchiamento cutaneo e di conseguenza una riduzione di durata dei risultati della mastopessi.
Rimarranno cicatrici visibili? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Le cicatrici chirurgiche sono inevitabili e permanenti. Tuttavia una lunga serie di accorgimenti tecnici fa sì che la visibilità della cicatrici sia ridotta al minimo. La serie di accorgimenti tecnici include: una buona tecnica chirurgica con il corretto posizionamento delle cicatrici in aree dove sono meno visibili come solchi cutanei (esempio solco inframammario) o al confine fra due diversi tipi di cute (esempio cicatrice periareolare), la corretta tensione fra i margini dei due lembi cutanei, l’uso di fili di sutura adeguati, l’utilizzo di colle chirurgiche per coprire le incisioni, medicazioni adeguate nel periodo post operatorio fino a stabilizzazione completa delle cicatrici, dettagliate istruzioni di cura delle cicatrici da parte della paziente come l’utilizzo di gel o placche di silicone che rappresentano il golden standard nel trattamento delle cicatrici. Oggigiorno si è aggiunto l’utilizzo di laser frazionati non ablativi (es. Fraxel ****link). Inoltre la cicatrice periareolare può perfettamente essere mascherata dopo 12-18 mesi dall’intervento con la dermopigmentazione dell’areola o tatuaggio semipermanente, che comporta una pigmentazione della cicatrice con lo stesso colore della cute dell’areola.
Consiglio comunque di andare alla Galleria di foto post-operatorie per rendersi conto direttamente di come saranno gli esiti dell’intervento riguardo alla permanenza di cicatrici.

Aumento di seno o mastopessi con impianti. Qual è la scelta giusta per me? 2016-07-25T08:55:43+00:00

L’intervento di aumento di seno o mastoplastica additiva accresce la dimensione del seno ma non corregge la ptosi ovvero la “caduta” del seno. Al contrario la mastopessi corregge la ptosi del seno lasciando inalterate le dimensioni. In molti casi, specialmente quando donne con seno piccolo vanno incontro a gravidanze, allattamento, perdita di peso, può accadere che entrambi i tipi di correzione siano indicati. L’intervento di mastopessi con impianti consente di ottenere entrambi i tipi di correzione con un unico intervento.

Non ho ancora 18 anni ma il mio seno mi imbarazza molto. Posso fare l’intervento? 2016-07-25T08:53:30+00:00

No. Le linee-guida e le raccomandazioni ministeriali impongono che l’intervento al seno per motivi estetici possa essere compiuto solo dopo il raggiungimento del 18° anno di età.

Quali rischi e quali possibili complicanze comporta l’intervento? 2016-07-25T08:53:05+00:00

Tutti gli interventi di chirurgia plastica o estetica comportano dei rischi. Fra i rischi della mastoplastica additiva si annoverano seppur con incidenza molto bassa: sieroma (raccolta di siero ovvero liquido); ematoma (raccolta di sangue); infezione; sindrome di Mondor (tromboflebite di vene toraco-epigastriche); rottura dell’impianto.

Che effetti può avere il fumo sull’intervento e sul recupero post operatorio? 2017-09-28T13:22:21+00:00

In chirurgia plastica ed estetica il fumo aumenta i rischi operatori sia a breve che a lungo termine  soprattutto perché la pelle è uno dei tessuti maggiormente danneggiati dall’abitudine del fumo. Fumare (e perfino solo usare nicotina: cerotti alla nicotina, gomme e caramelle alla nicotina, sigaretta elettronica con ricariche di nicotina) ha un potente effetto vasocostrittore, che rallenta il flusso sanguigno. I tessuti periferici, specialmente la cute, risentono particolarmente di questo effetto. L’abitudine al fumo accelera l’invecchiamento cutaneo riducendo la capacità della pelle di fronteggiare gli stress cui è quotidianamente sottoposta (per esempio l’esposizione ai raggi solari). Le fibre elastiche si riducono e in conseguenza della minore elasticità cutanea si formano più rapidamente le rughe e si distendono più rapidamente i tessuti, con maggior tendenza alla flaccidità e ai fenomeni di ptosi mammaria e di “bottoming out” (discesa verso il basso del polo inferiore del seno, che oltrepassa così il solco inframammario).
Nel breve termine il fumo in prossimità dell’intervento aumenta tutti i rischi chirurgici a causa del ridotto flusso sanguigno della pelle, e ritarda la guarigione. Le cicatrici tenderanno ad essere più larghe e più visibili, e il rischio di infezione più alto. Bisogna considerare anche il rischio drammatico di perdere per necrosi areola e capezzolo o una loro parte, nonché il rischio di deiescenza (riapertura) delle cicatrici. Tutte queste complicanze porteranno inevitabilmente a una deformazione permanente dei seni con necessità di complessi interventi di ricostruzione e cicatrici irregolari e molto più visibili. Pertanto è raccomandato, in caso di intervento per mastopessi, un’astensione dal fumo almeno per 4-6 settimane prima dell’intervento e per 8-10 settimane dopo l’intervento.

E’ necessario fare una mammografia o un’ecografia prima dell’intervento? 2016-07-25T08:52:14+00:00

Evidentemente un seno con patologia tumorale non può essere sottoposto né a intervento di mastoplastica additiva né a intervento di riduzione mammaria o di mastopessi anche per il rischio di favorire una disseminazione tumorale. Pertanto fra gli esami da eseguire in fase preoperatoria è prevista l’ecografia per le donne fino a 40 anni e la mammografia per le donne di età superiore ai 40 anni. In caso di forte familiarità per cancro al seno si raccomanda di associare all’ecografia l’esame mammografico a partire dai 30 anni di età.

Dopo quanto tempo dal parto potrò fare l’intervento? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Dipende non tanto dalla gravidanza quanto dall’allattamento. Bisogna aspettare da 3 a 6 mesi dopo la fine dell’allattamento: il seno, ingrandito dalla produzione di latte in occasione dell’allattamento, richiede del tempo per arrivare a una sua stabilità.

L’intervento avrà effetti sulla sensibilità del capezzolo? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Per sollevare il seno è necessaria una incisione della cute e dei tessuti periareolari e quasi sempre anche del polo inferiore del seno. Questo comporta una interruzione di parte dei piccoli nervi sensitivi del capezzolo e della cute del polo inferiore del seno, con conseguente diminuzione della sensibilità di queste aree. Raramente si ha come conseguenza una ipersensibilità. Con il passare del tempo si verifica un processo di reinnervazione spontanea che porta a un recupero di buona parte della sensibilità. Tale recupero però non sempre è completo e può essere molto diverso da persona a persona; a volte può permanere una differente sensibilità a destra rispetto a sinistra.

Le cicatrici saranno visibili? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Nessuna cicatrice può scomparire completamente e nessun chirurgo può garantire che saranno perfette ma anzi verranno fatte diverse raccomandazioni e prescrizioni che ti aiuteranno a migliorarne il risultato nel tempo. L’assestamento completo delle cicatrici (rossore, indurimento, ispessimento, lieve ipertrofia, tensione) in un adulto avviene in circa 12 mesi. Alcune pazienti, in particolare quelle con la pelle più scura, sono più soggette di altre a dare cattiva cicatrizzazione, in particolare ipertrofia, cheloide, alterazioni della pigmentazione. Va tenuto conto comunque che le cicatrici saranno posizionate in sede periareolare, verticale e nel solco sottomammario, dunque in posizione tale da renderle meno evidenti possibili. Molte tecniche inoltre possono essere messe in campo per trattarle in modo da ridurne ulteriormente la visibilità; in particolare l’utilizzo di gel al silicone o una piccola striscia di silicone adesivo da applicare sopra le cicatrici possono essere utili a questo fine, e rappresentano il golden standard del trattamento. Sono attualmente disponibili anche sofisticati laser non ablativi (es. Fraxel ****link). Dopo 12-15 mesi dall’intervento, con cicatrice completamente stabilizzata, la tecnica della dermopigmentazione (o tatuaggio semipermanente) può essere utilizzata per coprire e mascherare la cicatrice periareolare.

Quando potrò riprendere l’attività sportiva? 2016-07-25T08:50:31+00:00

A causa dell’aumentato rischio di sanguinamento vanno evitati gli sforzi fisici per le prime due settimane dopo l’intervento. E’ possibile percorrere qualunque distanza camminando ma senza forzare il passo. In seguito è possibile riprendere gradualmente attività fisica anche di tipo sportivo. Dopo 10-12 settimane quasi tutte le attività fisiche sono permesse, con esclusione di alcune attività fisiche estreme (sollevamento pesi agonistico, body-building) per le quali possono occorrere fino a 4 mesi di recupero.

Quando potrò riprendere a guidare? 2017-09-28T13:22:21+00:00

E’ sconsigliabile guidare nei giorni immediatamente successivi all’intervento a causa della ridotta funzionalità che l’intervento comporta. Il tempo di ricupero della possibilità di guidare l’automobile pur variando da persona a persona si situa generalmente fra 10 e 14 giorni dopo l’intervento.

Qual è la durata di fastidio e dolore? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Il grado di fastidio e di dolore che si prova dopo l’intervento varia da persona a persona. Innanzitutto è diversa la soglia del dolore. In secondo luogo hanno importanza le condizioni del seno: una donna che ha partorito e allattato è andata incontro a un precedente stiramento del tessuto mammario; avrà perciò meno dolore e fastidio, e dunque un recupero più rapido, rispetto a una donna che non ha mai partorito. Normalmente si raccomanda l’uso di antidolorifici e antinfiammatori per i primi 3-4 giorni dopo l’intervento, in seguito solo al bisogno. L’uso di antidolorofici e antinfiammari può utilmente essere protratto per 1-2 settimane per facilitare il riposo notturno.
Fatte queste premesse, si può indicativamente dire che circa l’80% delle pazienti è in grado di riprendere un lavoro d’ufficio dopo 1-2 settimane dall’intervento, con progressivo recupero fino alla possibilità di svolgere lavoro fisico pesante e attività sportiva dopo circa 10-12 settimane.
A causa del rischio di sanguinamento connesso ad ogni tipo di chirurgia è consigliabile astenersi da tutte le attività che possano aumentare pressione sanguigna e battito cardiaco (attività intensa, sollevamento di pesi) per almeno due settimane dopo l’intervento.

Che tipo di anestesia viene utilizzato? 2016-07-25T08:49:16+00:00

E’ possibile utilizzare sia l’anestesia generale che la sedazione profonda. Questo può essere deciso caso per caso attraverso un confronto fra chirurgo, anestesista e paziente. Ambedue i tipi di anestesia permettono la dimissione della paziente in giornata grazie all’utilizzo della nuova tecnica anestesiologica TIVA (total intravenous anaesthesia), che utilizza farmaci ad emivita molto breve (ovvero rapidamente eliminati dall’organismo) con eccellente prevenzione della nausea che era provocata dai vecchi gas anestetici. Anche l’utilizzo della maschera laringea ha eliminato il fastidioso dolore alla gola conseguente all’intubazione. L’anestesia per la mastopessi è attualmente estremamente sicura in entrambi i casi, con scarsi o nulli effetti collaterali indesiderati.

E’ possibile associare la mastopessi con l’addominoplastica? 2016-07-25T08:48:51+00:00

Non solo è possibile ma è diventato anche abbastanza comune. Gli effetti negativi della gravidanza dal punto di vista estetico si manifestano principalmente a livello di seno e addome. L’associazione fra addominoplastica, con o senza liposcultura e/o lipofilling e mastopessi, con o senza inserimento di impianti mammari, è chiamata dagli autori anglosassoni Mommy makeover. La durata di questo tipo di chirurgia è di solito di 3-4 ore (5 ore nei casi più difficili).

Quanto dura l’intervento? 2016-07-25T08:48:25+00:00

L’intervento di mastopessi dura da 1 ora e mezzo a 2 ore e mezzo a seconda della tecnica (periareolare, verticale e a T invertita in ordine crescente di durata) e delle differenze anatomiche individuali (esempio possibili asimmetrie).

Potrò allattare dopo una mastopessi? 2016-07-25T08:47:45+00:00

Tutti i tipi di mastopessi richiedono un’incisione periareolare. Tale incisione è particolarmente profonda (coinvolgendo anche derma e tessuti ghiandolari) nella mastopessi completa con cicatrice verticale rispetto a quella con sola cicatrice periareolare. Questo comporta un coinvolgimento dei dotti galattofori, ovvero dei condotti che portano il latte dalla ghiandola mammaria verso il capezzolo. La loro incisione comporta una alterazione sia diretta sia indiretta, attraverso la formazione di tessuto cicatriziale, della funzione dell’allattamento. Pertanto non può essere assolutamente garantito che la funzione dell’allattamento si mantenga dopo l’intervento. In considerazione di ciò è importante che l’intervento di mastopessi venga eseguito se la paziente non ha in programma delle gravidanze. Tale raccomandazione è rafforzata dal fatto che una gravidanza successiva all’intervento di mastopessi può comunque influenzare negativamente i risultati estetici raggiunti.
La considerazioni di cui sopra non controindicano in modo assoluto una gravidanza dopo intervento; tuttavia se una paziente ha in programma gravidanze future è necessario che si bilancino con grande attenzione costi e benefici, e che ci si renda consapevoli della possibile necessità di una ulteriore revisione chirurgica dopo la gravidanza.

Quanto dura il risultato di una mastopessi? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Il risultato di una mastopessi può durare molti anni. Ovviamente l’invecchiamento provoca di per sé lassità della pelle e non esistono procedure né tecniche chirurgiche che possano fermare questo processo. Si possono viceversa consigliare provvedimenti volti a mantenere il risultato più a lungo possibile. In particolare è importante:

  1. Mantenere stabile il peso corporeo (aumenti e perdite di peso rappresentano le principali minacce alla stabilità del risultato).
  2. Non scegliere impianti mammari troppo grandi. La durata del risultato di una mastopessi è inversamente proporzionale al peso del seno, quindi impianti di maggior volume provocheranno una maggiore tensione dei tessuti con una peggiore qualità delle cicatrici e una più precoce “caduta” del seno.
  3. Utilizzare reggiseni durante il giorno e in particolare reggiseni sostenitivi durante l’attività ginnico-sportiva.
  4. Astenersi dal fumo. E’ dimostrato che il fumo provoca un accelerato invecchiamento cutaneo e di conseguenza una riduzione di durata dei risultati della mastopessi.
Rimarranno cicatrici visibili? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Le cicatrici chirurgiche sono inevitabili e permanenti. Tuttavia una lunga serie di accorgimenti tecnici fa sì che la visibilità della cicatrici sia ridotta al minimo. La serie di accorgimenti tecnici include: una buona tecnica chirurgica con il corretto posizionamento delle cicatrici in aree dove sono meno visibili come solchi cutanei (esempio solco inframammario) o al confine fra due diversi tipi di cute (esempio cicatrice periareolare), la corretta tensione fra i margini dei due lembi cutanei, l’uso di fili di sutura adeguati, l’utilizzo di colle chirurgiche per coprire le incisioni, medicazioni adeguate nel periodo post operatorio fino a stabilizzazione completa delle cicatrici, dettagliate istruzioni di cura delle cicatrici da parte della paziente come l’utilizzo di gel o placche di silicone che rappresentano il golden standard nel trattamento delle cicatrici. Oggigiorno si è aggiunto l’utilizzo di laser frazionati non ablativi (esempio Fraxel ****link). Inoltre la cicatrice periareolare può perfettamente essere mascherata dopo 12-18 mesi dall’intervento con la dermopigmentazione dell’areola o tatuaggio semipermanente, che comporta una pigmentazione della cicatrice con lo stesso colore della cute dell’areola.
Il consiglio è di sfogliare la Galleria di foto post-operatorie per rendersi conto direttamente di come saranno gli esiti dell’intervento riguardo alla permanenza di cicatrici.

Aumento di seno o sollevamento di seno (mastopessi). Qual è la scelta giusta per me? 2016-07-25T08:46:05+00:00

L’intervento di aumento di seno o mastoplastica additiva accresce la dimensione del seno ma non corregge la ptosi ovvero la “caduta” del seno. Al contrario la mastopessi corregge la ptosi del seno lasciando inalterate le dimensioni. In molti casi, specialmente quando donne con seno piccolo vanno incontro a gravidanze, allattamento, perdita di peso, può accadere che entrambi i tipi di correzione siano indicati. L’intervento di mastopessi con impianti consente di ottenere entrambi i tipi di correzione con un unico intervento.

Che relazione c’è fra impianti mammari e cancro del seno? 2016-07-25T08:44:58+00:00

Non c’è nessuna relazione fra inserimento di impianti mammari e tumore al seno. Al contrario alcuni studi hanno dimostrato che nei casi in cui un tumore al seno si sviluppa in donne con impianti questo viene diagnosticato in fase più precoce grazie ai cambiamenti comportamentali che questo comporta (attenzione ai sintomi, abitudine all’autopalpazione, esami strumentali come ecografia e mammografia).

E’ possibile eseguire un intervento di aumento di seno utilizzando il proprio grasso anziché gli impianti? 2016-07-25T08:44:27+00:00

Sì. E’ possibile realizzare un aumento di seno naturale tramite l’innesto di grasso o “lipofilling”. Questa tecnica consente di prelevare tramite lipoaspirazione grasso da tutte le aree del corpo che lo consentano (mento, braccia, dorso, fianchi addome, cosce, ginocchia, polpacci e caviglie) e di reiniettarlo, dopo processo di purificazione, nel seno. Apprezzo molto una nuova tecnica di lipoaspirazione e lipofilling che si chiama SAFE-LIPO (SAFE = Separation Aspiration Fat Equalization), ideata dal dr. Simon Wall, che si è recentemente diffusa negli USA e sta ora cominciando ad arrivare in Europa. Con questa tecnica tramite una apparecchiatura di vibro-lipo e cannule con la parte terminale “esplosa”(flared o basket cannula) è possibile una espansione dei tessuti con conseguente possibilità di iniettare una maggiore quantità di grasso, nonché una maggiore regolarità nelle aree dove viene effettuata la lipoaspirazione. Usando questa tecnica da circa 2 anni, ritengo che sia il procedimento migliore nelle lipoaspirazioni secondarie, ovvero quando si tratta di migliorare i risultati di lipoaspirazioni precedenti. Il lipofilling produce effetti molto soddisfacenti e “naturali”: non permette grandi aumenti di volume del seno ma è possibile ripeterlo anche 2-3 se c’è grasso disponibile. Inoltre il lipofilling permette di correggere la maggior parte dei difetti del seno (seno tubuliforme, doppio contorno, esiti di radioterapia, esiti di asportazione di noduli o di altri interventi chirurgici). Per questo motivo il lipofilling è spesso impiegato non in sostituzione ma in aggiunta all’intervento di mastoplastica con impianti, per correggere tutti i difetti cui il solo intervento con impianti non è in grado di ovviare.

Ho perso molto peso e il mio seno appare flaccido. L’intervento può aiutarmi a migliorare il mio aspetto? 2016-07-25T08:43:55+00:00

Dipende da quanto il seno è “svuotato” e da quale risultato si vuole ottenere. In alcuni casi il semplice intervento di aumento di seno può risolvere la situazione. Quando è molto marcata la ptosi (ovvero quando il seno è molto “caduto” verso il basso) diventa necessario associare un intervento di sollevamento o mastopessi con impianti.

Non ho ancora 18 anni ma il mio seno mi imbarazza molto. Posso fare l’intervento? 2016-07-25T08:43:27+00:00

No. Le linee-guida e le raccomandazioni ministeriali impongono che l’intervento al seno per motivi estetici possa essere compiuto solo dopo il raggiungimento del 18° anno di età.

Che cos’è la contrattura capsulare e come posso prevenirla? 2016-07-25T08:43:03+00:00

Contrattura capsulare è il nome dato all’indurimento dei seni causato dal restringimento aggressivo della cicatrice che si forma attorno agli impianti mammari. Tutte le volte che un corpo estraneo è inserito nell’organismo verrà circondato da uno strato cicatriziale. Per la maggior parte degli impianti (protesi ortopediche, placche per fratture) non importa se la capsula cicatriziale si restringe in maniera ferma trattandosi di impianti rigidi che non possono essere deformati dalle forze della cicatrice. Gli impianti mammari sono completamente differenti; l’obiettivo dell’aumento di seno è quello di migliorarne il volume lasciando il seno morbido e naturale: idealmente non si dovrebbe percepire l’impianto. Quindi nel caso degli impianti mammari è assolutamente preferibile che la cicatrice capsulare si comporti in maniera completamente differente da tutti le altre aree del corpo e rimanga il più soffice possibile. Se la cicatrice capsulare attorno all’impianto è soffice e più ampia dell’impianto stesso non verrà percepita ma verrà percepita solo la parete dell’impianto. Se invece la cicatrice è spessa, aggressiva e si restringe fortemente attorno all’impianto allora l’impianto sarà percepito come un sasso all’interno del seno: questo fenomeno è chiamato contrattura capsulare. Ci sono diverse teorie sul perché una paziente possa formare questo tipo di cicatrice aggressiva. Le due più importanti sono: 1) predisposizione genetica per cicatrici aggressive; 2) teoria dell’irritazione: il corpo potrebbe trovare qualcosa di irritante nell’impianto mammario così come una infezione di basso grado nascosta nella parete dell’impianto o piccole perdite di silicone così come succedeva negli impianti di vecchia generazione. Non esiste nessun modo di vedere se c’è una predisposizione genetica alla formazione di cicatrici aggressive ma fortunatamente questo non accade spesso. Ci sono accorgimenti che possono essere utilizzati per ridurre le altre possibili cause di contrattura capsulare, come usare la più moderna generazione di impianti mammari, usare antibiotici durante l’intervento, usare antibiotici anche nella loggia dell’impianto durante l’intervento.

Quali rischi e quali possibili complicanze comporta l’intervento? 2016-07-25T08:42:37+00:00

Tutti gli interventi di chirurgia plastica o estetica comportano dei rischi. Fra i rischi della mastoplastica additiva si annoverano seppur con incidenza molto bassa: sieroma (raccolta di siero ovvero liquido nella loggia che contiene l’impianto); ematoma (raccolta di sangue nella loggia che contiene l’impianto); infezione; esposizione della protesi; rotazione e rovesciamento dell’impianto; dislocazione dell’impianto; “rippling” (pieghe cutanee); sindrome di Mondor (tromboflebite di vene toraco-epigastriche); rottura dell’impianto. Ma la complicanza più importante e frequente è data dalla contrattura capsulare.

Che effetti può avere il fumo sull’intervento e sul recupero post operatorio? 2016-07-25T08:41:45+00:00

In chirurgia plastica ed estetica il fumo aumenta i rischi operatori sia a breve che a lungo termine soprattutto perché la pelle è uno dei tessuti maggiormente danneggiati dall’abitudine del fumo. Fumare (e perfino solo usare nicotina: cerotti alla nicotina, gomme e caramelle alla nicotina, sigaretta elettronica con ricariche di nicotina) ha un potente effetto vasocostrittore, che rallenta il flusso sanguigno. I tessuti periferici,  specialmente la cute, risentono particolarmente di questo effetto. L’abitudine al fumo accelera l’invecchiamento cutaneo riducendo la capacità della pelle di fronteggiare gli stress cui è quotidianamente sottoposta (per esempio l’esposizione ai raggi solari). Le fibre elastiche si riducono e in conseguenza della minore elasticità cutanea si formano più rapidamente le rughe e si distendono più rapidamente i tessuti, con maggior tendenza alla flaccidità e ai fenomeni di ptosi mammaria e di “bottoming out” (discesa verso il basso dell’impianto, che oltrepassa così il solco inframammario). Nel breve termine il fumo in prossimità dell’intervento aumenta tutti i rischi chirurgici a causa del ridotto flusso sanguigno della pelle, e ritarda la guarigione. Le cicatrici tenderanno ad essere più larghe e più visibili, e il rischio di infezione più alto. Pertanto è raccomandato, in caso di intervento per aumento di seno, un’astensione dal fumo almeno per 3-4 settimane prima dell’intervento e per 6-8 settimane dopo l’intervento.

E’ necessario fare una mammografia o un’ecografia prima dell’intervento? 2016-07-25T08:41:18+00:00

Evidentemente un seno con patologia tumorale non può essere sottoposto né a intervento di mastoplastica additiva né a intervento di riduzione mammaria o di mastopessi anche per il rischio di favorire una disseminazione tumorale. Pertanto fra gli esami da eseguire in fase preoperatoria è prevista l’ecografia per le donne fino a 40 anni e la mammografia per le donne di età superiore ai 40 anni. In caso di forte familiarità per cancro al seno si raccomanda di associare all’ecografia l’esame mammografico a partire dai 30 anni di età.

Dopo quanto tempo dal parto potrò fare l’intervento? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Dipende non tanto dalla gravidanza quanto dall’allattamento. Bisogna aspettare da 3 a 6 mesi dopo la fine dell’allattamento: il seno ingrandito dalla produzione di latte in occasione dell’allattamento richiede del tempo per arrivare a una sua stabilità.

L’intervento avrà effetti sulla sensibilità del capezzolo? 2016-07-25T08:40:16+00:00

E’ normale una alterata sensibilità dei capezzoli per qualche mese dopo l’intervento. Questo succede perché gli impianti mammari stirano i tessuti mammari e di conseguenza stirano nervi sensitivi, e questo porta in alcuni casi a una riduzione di sensibilità, in altri casi a un aumento della sensibilità stessa. Un’altra possibilità è che i nervi che vanno al capezzolo possano passare attraverso lo spazio in cui viene formata la tasca per inserire l’impianto; in questo caso l’inserimento dell’impianto porterà a una marcata riduzione, fino a una completa perdita della sensibilità del capezzolo; per fortuna questa complicanza è rara.

Le cicatrici saranno visibili? 2016-07-25T08:39:50+00:00

Nessuna cicatrice può scomparire completamente e nessun chirurgo può garantire che saranno perfette ma anzi verranno fatte diverse raccomandazioni e prescrizioni che ti aiuteranno a migliorare il risultato nel tempo. L’assestamento completo delle cicatrici (rossore, indurimento, ispessimento, lieve ipertrofia, tensione) in un adulto avviene in circa 12 mesi. Alcune pazienti, in particolare quelle con pelle più scura, sono più soggette di altri a dare cattiva cicatrizzazione, in particolare ipertrofia cheloideo alterazioni della pigmentazione. Un altro fattore a volte causa di cattiva cicatrizzazione è dato dalla tensione sulla cicatrice: più gli impianti sono grandi e maggiore sarà di solito la tensione sulla cicatrice. Va tenuto conto comunque che le cicatrici saranno posizionate in sede sottomammaria o periareolare, dunque in posizione tale da renderle meno evidenti possibili e che molte tecniche possono essere messe in campo per trattarle in modo da ridurne la visibilità. In particolare l’utilizzo di gel al silicone o una piccola striscia di silicone adesivo da applicare sopra la cicatrice possono essere utili a questo fine. Le foto post-operatorie saranno mostrate a chi si candida all’intervento per dare un’idea di come potranno in futuro apparire le cicatrici.

E’ preferibile posizionare gli impianti sopra o sotto il muscolo? 2016-07-25T08:39:26+00:00

Devono essere tenute in considerazione: dimensioni del seno, qualità e quantità di tessuto mammario e cutaneo, preferenze della paziente. Se una donna ha un seno molto piccolo e/o con tessuto mammario molto sottile necessita di impianto sottomuscolare  per contrastare il rischio di visibilità dei margini dell’impianto e la comparsa del fenomeno del “rippling” ovvero di ondulazioni visibili sulla superficie del seno. Altri benefici della posizione sottomuscolare dell’impianto sono dati da: migliore e più naturale aspetto del seno sia nel breve che nel lungo termine; maggiore facilità nell’esecuzione di mammografie; minor rischio di contrattura capsulare.
Un impianto posizionato in sede sottoghiandolare (o sottomammaria) comporta un recupero più facile e più breve, generalmente meno doloroso, ed è indicato quando il seno ha un volume sufficiente per coprire gli impianti. E’ però più alto il rischio di specifiche complicazioni (rippling, contrattura capsulare) e i margini degli impianti sono più visibili.
Col passare degli anni i seni con impianti sottomuscolari e sottoghiandolari evolvono ed “invecchiano” diversamente. Un seno con impianti sottomammari avrà più elevato rischio di evidenziare rippling e visibilità dei margini mentre un seno con impianti sottomuscolari può sviluppare il fenomeno del “double bubble” (doppio margine) al polo inferiore per una caduta dei tessuti mammari rispetto all’impianto che è viceversa trattenuto dal muscolo e dalla capsula formatasi attorno a questo.

Possono esercizi specifici per i pettorali interferire sulla posizione degli impianti sottomuscolari? 2016-07-25T08:38:59+00:00

Solo nel caso di impianti sottomuscolari l’azione del muscolo pettorale esercita una spinta sugli impianti verso il basso e lateralmente. Per ovviare a ciò si raccomanda una ripresa molto graduale degli esercizi specifici per il muscolo pettorale, riprendendo attività sportiva solo dopo 6 settimane e considerando il recupero completo ai fini di sport estremi (sollevamento pesi, body building) solo dopo 3-4 mesi.

Quando potrò riprendere l’attività sportiva? 2016-07-25T08:38:26+00:00

A causa dell’aumentato rischio di sanguinamento vanno evitati gli sforzi fisici per le prime due settimane dopo l’intervento. E’ possibile percorrere qualunque distanza camminando ma senza forzare il passo. In seguito è possibile riprendere gradualmente attività fisica anche di tipo sportivo. Dopo 6 settimane quasi tutte le attività fisiche sono permesse, con esclusione di alcune attività fisiche estreme (sollevamento pesi agonistico, body-building) per le quali possono occorrere fino a 3-4 mesi di recupero.

Quando potrò riprendere a guidare? 2017-09-28T13:22:21+00:00

E’ sconsigliabile guidare nei giorni immediatamente successivi all’intervento a causa della ridotta funzionalità che l’intervento comporta. Il tempo di ricupero della possibilità di guidare l’automobile pur variando da persona a persona si situa generalmente fra 1 e 2 settimane dopo l’intervento.

Qual è la durata di fastidio e dolore? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Il grado di fastidio e di dolore che si prova dopo l’intervento varia da persona a persona. Innanzitutto è diversa la soglia del dolore. In secondo luogo hanno importanza le dimensioni degli impianti impianto: più sono grandi, maggiore è la distensione esercitata sui tessuti mammari e maggiore è il fastidio e il tempo che l’organismo impiega per abituarsi. In terzo luogo hanno importanza le condizioni del seno: una donna che ha partorito e allattato è andata incontro a un precedente stiramento del tessuto mammario, avrà perciò meno dolore e fastidio, e dunque un recupero più rapido, rispetto a una donna che non ha mai partorito e che usi lo stesso tipo di impianto. Normalmente si raccomanda l’uso di antidolorifici e antinfiammatori per i primi due giorni dopo l’intervento; in seguito si possono utilizzare gli stessi farmaci solo di sera per facilitare il riposo notturno.
Fatte queste premesse, si può indicativamente dire che circa l’80% delle pazienti è in grado di riprendere un lavoro d’ufficio dopo 4-5 giorni dall’intervento, con progressivo recupero fino alla possibilità di svolgere lavoro fisico pesante e attività sportiva dopo circa 6 settimane.
A causa del rischio di sanguinamento connesso ad ogni tipo di chirurgia è consigliabile astenersi da ogni attività che possa aumentare pressione sanguigna e battito cardiaco (attività intensa, sollevamento di pesi) per almeno due settimane dopo l’intervento.

Che tipo di anestesia viene utilizzato? 2016-07-25T08:36:53+00:00

E’ possibile utilizzare sia l’anestesia generale che la sedazione profonda. Questo può essere deciso caso per caso attraverso un confronto fra chirurgo, anestesista e paziente. Ambedue i tipi di anestesia permettono la dimissione della paziente in giornata grazie all’utilizzo della nuova tecnica anestesiologica TIVA (total intravenous anaesthesia), che utilizza farmaci ad emivita molto breve (ovvero rapidamente eliminati dall’organismo) con eccellente prevenzione della nausea che era provocata dai vecchi gas anestetici. Anche l’utilizzo della maschera laringea ha eliminato il fastidioso dolore alla gola conseguente all’intubazione. L’anestesia per l’aumento di seno è attualmente estremamente sicura in entrambi i casi, con scarsi o nulli effetti collaterali indesiderati.

E’ possibile associare l’aumento di seno con l’addominoplastica? 2016-07-25T08:36:30+00:00

Non solo è possibile ma è diventato anche abbastanza comune. Gli effetti negativi della gravidanza dal punto di vista estetico si manifestano principalmente a livello di seno e addome. L’associazione fra addominoplastica, con o senza liposcultura e/o lipofilling e aumento di seno, con o senza mastopessi, è chiamata dagli autori anglosassoni Mommy makeover. La durata di questo tipo di chirurgia è di solito di 3-4 ore (5 ore nei casi più difficili).

Quanto dura l’intervento? 2016-07-25T08:36:05+00:00

Con incisione nel solco inframammario l’intervento può durare da 45 a 75 minuti a seconda delle differenze anatomiche individuali (esempio possibili asimmetrie). Con incisione periareolare l’intervento può durare 5-10 minuti in più.

In che modo posso vedere come apparirò dopo l’intervento? 2016-07-25T08:35:33+00:00

Durante la visita preoperatoria il dottor Paganelli usa speciali protesi di prova che simulano con buona approssimazione l’aspetto che il seno assumerà dopo l’intervento. Applicando sul seno, con l’aiuto di un reggiseno o di una maglietta elasticizzata, i vari tipi di impianti mammari di prova, si può avere un’idea dal vivo di quale sia la forma e la dimensione dell’impianto mammario migliore ai fini del raggiungimento del risultato desiderato.

Quale è il volume degli impianti più indicato per me? 2017-09-28T13:22:21+00:00

La scelta della dimensione dell’impianto è personale e va fatta tenendo conto del risultato che la persona che si sottopone a intervento vuole ottenere. Il chirurgo aiuta in questo momento cruciale mettendo in campo la sua competenza e la sua esperienza. Viene chiesto alla paziente quale sia l’aumento di seno desiderato; questo deve essere tradotto in volume di impianti da utilizzare (1 taglia = 150g o cc). Durante la visita vengono utilizzati impianti di prova che simulano l’aspetto che il seno assumerà dopo l’intervento. L’aspetto più importante da tenere in considerazione per quanto riguarda l’aspetto tecnico è dato dal tipo di tessuto: se la pelle è sottile e il tessuto mammario che copre l’impianto è scarso non può essere usato lo stesso impianto che può usare chi ha tessuto più abbondante ed elastico; similmente vanno tenuti in considerazione dimensioni del torace, peso e altezza della persona, corporatura (longilinea, brevilinea).

Non ho ancora 18 anni ma il mio seno mi imbarazza molto. Posso fare l’intervento? 2016-07-25T08:31:08+00:00

No. Le linee-guida e le raccomandazioni ministeriali impongono che l’intervento al seno per motivi estetici possa essere compiuto solo dopo il raggiungimento del 18° anno di età.

Quali rischi e quali possibili complicanze comporta l’intervento? 2016-07-25T08:30:40+00:00

Tutti gli interventi di chirurgia plastica o estetica comportano dei rischi. Fra i rischi della mastoplastica riduttiva si annoverano seppur con incidenza molto bassa: sieroma (raccolta di siero ovvero liquido); ematoma (raccolta di sangue); infezione; sindrome di Mondor (tromboflebite di vene toraco-epigastriche).

Che effetti può avere il fumo sull’intervento e sul recupero post operatorio? 2017-09-28T13:22:21+00:00

In chirurgia plastica ed estetica il fumo aumenta i rischi operatori sia a breve che a lungo termine soprattutto perché la pelle è uno dei tessuti maggiormente danneggiati dall’abitudine del fumo. Fumare (e perfino solo usare nicotina: cerotti alla nicotina, gomme e caramelle alla nicotina, sigaretta elettronica con ricariche di nicotina) ha un potente effetto vasocostrittore, che rallenta il flusso sanguigno. I tessuti periferici, specialmente la cute, risentono particolarmente di questo effetto. L’abitudine al fumo accelera l’invecchiamento cutaneo riducendo la capacità della pelle di fronteggiare gli stress cui è quotidianamente sottoposta (per esempio l’esposizione ai raggi solari). Le fibre elastiche si riducono e in conseguenza della minore elasticità cutanea si formano più rapidamente le rughe e si distendono più rapidamente i tessuti, con maggior tendenza alla flaccidità e ai fenomeni di ptosi mammaria e di “bottoming out” (discesa verso il basso del polo inferiore del seno, che oltrepassa così il solco inframammario).
Nel breve termine il fumo in prossimità dell’intervento aumenta tutti i rischi chirurgici a causa del ridotto flusso sanguigno della pelle, e ritarda la guarigione. Le cicatrici tenderanno ad essere più larghe e più visibili, e il rischio di infezione più alto. Bisogna considerare anche il rischio drammatico di perdere per necrosi areola e capezzolo o una loro parte, nonché il rischio di deiescenza (apertura) delle cicatrici. Tutte queste complicanze porteranno inevitabilmente a una deformazione permanente dei seni con necessità di complessi interventi di ricostruzione e cicatrici irregolari e molto più visibili. Pertanto è raccomandato, in caso di intervento per mastoplastica riduttiva, un’astensione dal fumo almeno per 4-6 settimane prima dell’intervento e per 8-10 settimane dopo l’intervento.

E’ necessario fare una mammografia o un’ecografia prima dell’intervento? 2016-07-25T08:29:30+00:00

Evidentemente un seno con patologia tumorale non può essere sottoposto né a intervento di mastoplastica additiva né a intervento di riduzione mammaria o di mastopessi anche per il rischio di favorire una disseminazione tumorale. Pertanto fra gli esami da eseguire in fase preoperatoria è prevista l’ecografia per le donne fino a 40 anni e la mammografia per le donne di età superiore ai 40 anni. In caso di forte familiarità per cancro al seno si raccomanda di associare all’ecografia l’esame mammografico a partire dai 30 anni di età.

Dopo quanto tempo dal parto potrò fare l’intervento? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Dipende non tanto dalla gravidanza quanto dall’allattamento. Bisogna aspettare da 3 a 6 mesi dopo la fine dell’allattamento: il seno, ingrandito dalla produzione di latte in occasione dell’allattamento, richiede del tempo per arrivare a una sua stabilità.

L’intervento avrà effetti sulla sensibilità del capezzolo? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Per ridurre e sollevare il seno è necessaria una incisione della cute e dei tessuti periareolari e quasi sempre anche del polo inferiore del seno. Questo comporta una interruzione di parte dei piccoli nervi sensitivi del capezzolo e della cute del polo inferiore del seno, con conseguente diminuzione della sensibilità di queste aree. Raramente si ha come conseguenza una ipersensibilità.  Con il passare del tempo si verifica un processo di reinnervazione spontanea che porta a un recupero di buona parte della sensibilità. Tale recupero però non sempre è completo e può essere molto diverso da persona a persona; a volte può permanere una differente sensibilità a destra rispetto a sinistra.

Le cicatrici saranno visibili? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Nessuna cicatrice può scomparire completamente e nessun chirurgo può garantire che saranno perfette ma anzi verranno fatte diverse raccomandazioni e prescrizioni che ti aiuteranno a migliorarne il risultato nel tempo. L’assestamento completo delle cicatrici (rossore, indurimento, ispessimento, lieve ipertrofia, tensione) in un adulto avviene in circa 12 mesi. Alcune pazienti, in particolare quelle con la pelle più scura, sono più soggette di altre a dare cattiva cicatrizzazione, in particolare ipertrofia, cheloide, alterazioni della pigmentazione. Va tenuto conto comunque che le cicatrici saranno posizionate in sede periareolare,  verticale e nel solco sottomammario, dunque in posizione tale da renderle meno evidenti possibili. Molte tecniche inoltre possono essere messe in campo per trattarle in modo da ridurne ulteriormente la visibilità; in particolare l’utilizzo di gel al silicone o una piccola striscia di silicone adesivo da applicare sopra le cicatrici possono essere utili a questo fine, e rappresentano il gold standard del trattamento. Sono attualmente disponibili anche sofisticati laser non ablativi (es. Fraxel ****link). Dopo 12-15 mesi dall’intervento, con cicatrice completamente stabilizzata, la tecnica della dermopigmentazione (o tatuaggio semipermanente) può essere utilizzata per coprire e mascherare la cicatrice periareolare.
Consiglio comunque di andare alla Galleria di foto post-operatorie per rendersi conto direttamente di come saranno gli esiti dell’intervento rispetto alla permanenza di cicatrici.

Quando potrò riprendere l’attività sportiva? 2016-07-25T08:27:40+00:00

A causa dell’aumentato rischio di sanguinamento vanno evitati gli sforzi fisici per le prime due settimane dopo l’intervento. E’ possibile percorrere qualunque distanza camminando ma senza forzare il passo. In seguito è possibile riprendere gradualmente attività fisica anche di tipo sportivo. Dopo 10-12 settimane quasi tutte le attività fisiche sono permesse, con esclusione di alcune attività fisiche estreme (sollevamento pesi agonistico, body-building) per le quali possono occorrere fino a 4 mesi di recupero.

Quando potrò riprendere a guidare? 2017-09-28T13:22:21+00:00

E’ sconsigliabile guidare nei giorni immediatamente successivi all’intervento a causa della ridotta funzionalità che l’intervento comporta. Il tempo di ricupero della possibilità di guidare l’automobile pur variando da persona a persona si situa generalmente fra 10 e 14 giorni dopo l’intervento.

Qual è la durata di fastidio e dolore? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Il grado di fastidio e di dolore che si prova dopo l’intervento varia da persona a persona. Innanzitutto è diversa la soglia del dolore. In secondo luogo hanno importanza le condizioni del seno: una donna che ha partorito e allattato è andata incontro a un precedente stiramento del tessuto mammario; avrà perciò meno dolore e fastidio, e dunque un recupero più rapido, rispetto a una donna che non ha mai partorito. Normalmente si raccomanda l’uso di antidolorifici e antinfiammatori per i primi 3-4 giorni dopo l’intervento, in seguito solo al bisogno. L’uso di antidolorofici e antinfiammatori può utilmente essere protratto per 1-2 settimane per facilitare il riposo notturno.
Fatte queste premesse, si può indicativamente dire che circa l’80% delle pazienti è in grado di riprendere un lavoro d’ufficio dopo 1-2 settimane dall’intervento, con progressivo recupero fino alla possibilità di svolgere lavoro fisico pesante e attività sportiva dopo circa 10-12 settimane.
A causa del rischio di sanguinamento connesso ad ogni tipo di chirurgia è consigliabile astenersi da tutte le attività che possano aumentare pressione sanguigna e battito cardiaco (p.es. attività intensa, sollevamento di pesi, etc) per almeno due settimane dopo l’intervento.

Che tipo di anestesia viene utilizzato? 2016-07-25T08:26:11+00:00

E’ possibile utilizzare sia l’anestesia generale che la sedazione profonda. Questo può essere deciso caso per caso attraverso un confronto fra chirurgo, anestesista e paziente. Ambedue i tipi di anestesia permettono la dimissione della paziente in giornata grazie all’utilizzo della nuova tecnica anestesiologica TIVA (total intravenous anaesthesia), che utilizza farmaci ad emivita molto breve (ovvero rapidamente eliminati dall’organismo) con eccellente prevenzione della nausea che era provocata dai vecchi gas anestetici. Tuttavia nei casi di gigantomastia ovvero di rimozione massiccia di tessuto mammario è sicuramente raccomandato il ricorso ad anestesia generale, con un ricovero in clinica di almeno 24 ore.
L’ utilizzo della maschera laringea ha eliminato il fastidioso dolore alla gola conseguente all’intubazione, e purtuttavia negli interventi più lunghi, combinati, e con cambiamento di posizione della paziente (esempio prona/supina per chirurgie associate) il ricorso all’intubazione tradizionale è raccomandato. L’anestesia per la mastoplastica riduttiva comunque è oggigiorno estremamente sicura in entrambi i casi, con scarsi o nulli effetti collaterali indesiderati.

E’ possibile associare la mastoplastica riduttiva con l’addominoplastica? 2016-07-25T08:25:44+00:00

Non solo è possibile ma è diventato anche abbastanza comune. Gli effetti negativi della gravidanza dal punto di vista estetico si manifestano principalmente a livello di seno e addome.  L’associazione fra addominoplastica, con o senza liposcultura e/o lipofilling e mastoplastica riduttiva, è chiamata dagli autori anglosassoni Mommy makeover. La durata di questo tipo di chirurgia è di solito di 3-4 ore (5 ore nei casi più difficili).

Quanto dura l’intervento? 2016-07-25T08:25:02+00:00

L’intervento di mastoplastica riduttiva dura da 1 ora e mezzo a 3 ore e mezzo a seconda della tecnica (periareolare, verticale e a T invertita in ordine crescente di durata) e delle differenze anatomiche individuali (esempio possibili asimmetrie) nonché della possibile associazione con tecniche di liposcultura.

Potrò allattare dopo una mastoplastica riduttiva? 2016-07-25T08:24:31+00:00

Tutti i tipi di mastoplastica riduttiva richiedono un’incisione periareolare. Tale incisione è particolarmente profonda (coinvolgendo anche derma e tessuti ghiandolari) nella mastoplastica riduttiva completa con cicatrice verticale rispetto a quella con sola cicatrice periareolare. Questo comporta un coinvolgimento dei dotti galattofori, ovvero dei condotti che portano il latte dalla ghiandola mammaria verso il capezzolo. La loro incisione comporta una alterazione sia diretta sia indiretta, attraverso la formazione di tessuto cicatriziale, della funzione dell’allattamento.  Pertanto non può essere assolutamente garantito che la funzione dell’allattamento si mantenga dopo l’intervento.  In considerazione di ciò è importante che l’intervento di mastoplastica riduttiva venga eseguito se la paziente non ha in programma delle gravidanze. Tale raccomandazione è rafforzata dal fatto che una gravidanza successiva all’intervento di mastoplastica riduttiva può comunque influenzare negativamente i risultati estetici raggiunti.
La considerazioni di cui sopra non controindicano in modo assoluto una gravidanza dopo intervento; tuttavia se una paziente ha in programma gravidanze future è necessario che si bilancino con grande attenzione costi e benefici, e che ci si renda consapevoli della possibile necessità di una ulteriore revisione chirurgica dopo la gravidanza.

Quanto dura il risultato di una mastoplastica riduttiva? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Il risultato di una mastoplastica riduttiva è permanente per quanto riguarda la riduzione di volume. La mastopessi che sempre si accompagna alla riduzione mammaria dura molti anni anche se la caduta del seno col trascorrere del tempo è inevitabile, e può necessitare di una revisione. Grazie alla riduzione mammaria, con conseguente riduzione del peso del seno, i fenomeni della progressiva lassità della pelle e della caduta del seno sono rallentati. Si possono anche consigliare provvedimenti volti a mantenere il risultato più a lungo possibile. In particolare è importante:

  • Mantenere stabile il peso corporeo (aumenti e perdite di peso rappresentano le principali minacce alla stabilità del risultato);
  • Utilizzare reggiseni durante il giorno e in particolare reggiseni sostenitivi durante l’attività ginnico-sportiva;
  • Astenersi dal fumo. E’ dimostrato che il fumo provoca un accelerato invecchiamento cutaneo e di conseguenza una riduzione di durata dei risultati della mastoplastica riduttiva.
Che cosa è la sindrome dell’occhio secco? 2016-07-25T08:21:39+00:00

da completare

Che ruolo ha il lipofilling della regione periorbitaria? 2016-07-25T08:20:40+00:00

Il lipofilling sta assumendo sempre più importanza in tutti i campi della chirurgia estetica. Si tratta in buona sostanza di un trapianto di grasso. Il tessuto adiposo viene appositamente prelevato da altre aree del corpo (es. addome, fianchi, cosce) con apposite cannule, viene trattato per rimuoverne fluidi, tracce di sangue e impurità, infine reinnestato nella regione palpebrale e periorbitaria. In particolare si usa il lipofilling per correggere la deformità cosiddetta “tear trough” (piccola depressione che si forma medialmente sotto la palpebra inferiore) e l’aspetto “scavato” dell’occhio.

Che ruolo ha il resurfacing con laser frazionati nella regione periorbitaria? 2016-07-25T08:20:14+00:00

Il resurfacing (peeling eseguito con differenti laser) ha un ruolo importante nel trattamento della regione periorbitaria: migliora le fini rughette periorbitarie, corregge le discromie cutanee (macchie, alterazioni del colore della pelle) e promuove una piccola retrazione cutanea. Ovviamente non può sostituire la chirurgia nei casi in cui quest’ultima sia evidentemente indicata.

Che ruolo ha il botulino nella regione periorbitaria? 2016-07-25T08:19:47+00:00

Il botulino ha un ruolo assai importante nella regione periorbitaria perché può trattare in maniera ottimale le “zampe di gallina” (ovvero la rughe che si formano lateralmente agli occhi), le rughe glabellari (fra le due sopracciglia) nonché tutte le rughe frontali. Il botulino tratta in maniera egregia tutte quelle aree della regione periorbitaria di difficile trattamento chirurgico ed è per questo diventato uno dei più diffusi trattamenti di medicina estetica in tutto il mondo. Ovviamente questo trattamento non può sostituire la chirurgia nei casi in cui questa sia evidentemente indicata ma può integrarsi con questa migliorandone i risultati in modo importante.

Che ruolo hanno i filler di acido ialuronico nelle palpebre e nell’area periorbitaria? 2016-07-25T08:19:18+00:00

I filler sono gel che contengono acido ialuronico e vengono iniettati nei tessuti per ottenere un effetto di riempimento, di idratazione (turgore) e infine di stimolo alla produzione di collagene.  Tutto ciò conferisce un aspetto più liscio e giovanile all’area trattata. In particolare i filler sono utilizzati per trattare le rughe periorbitarie (zampe di gallina) le deformità cosiddetta “tear trough” (piccola depressione che si forma medialmente sotto la palpebra inferiore) e anche per correggere un occhio troppo “scavato”. Ovviamente i filler non possono correggere la lassità dei tessuti né ridurre le borse di grasso né trattare l’eccesso di pelle.

Ci sono alternative non chirurgiche alla blefaroplastica per trattare l’invecchiamento delle palpebre? 2016-07-25T08:18:44+00:00

Esistono diversi trattamenti non chirurgici (filler, botulino, resurfacing con laser, peeling chimici, lipofilling) che mirano a ridurre gli effetti dell’invecchiamento delle palpebre anche se nessuno di questi può avere effetti così importanti e duraturi come l’intervento di blefaroplastica. Sono brevemente descritte alcune di queste metodiche.

Dopo quanto tempo dalla blefaroplastica posso fare il tatuaggio semipermanente dell’eyeliner? 2016-07-25T08:18:11+00:00

Raccomando di aspettare che il gonfiore e l’infiammazione delle palpebre (nonché delle cicatrici) si sia definitivamente risolto. Data la differenza individuale nei tempi del processo di guarigione bisogna aspettare almeno 2-3 mesi ma in certi casi anche di più (fino a 5-6 mesi dopo l’intervento). Una esecuzione troppo precoce del tatuaggio potrebbe portare ad alterazione dei risultati del tatuaggio stesso.

La blefaroplastica può danneggiare il tatuaggio semipermanente dell’eyeliner? 2016-07-25T08:17:36+00:00

No, né le incisioni della blafaroplastica superiore né quelle della blefaroplastica inferiore vanno a interferire con il tatuaggio semipermanente dell’eyeliner.

Quanto dura il risultato di una blefaroplastica? 2016-07-25T08:17:05+00:00

La blefaroplastica dà risultati permanenti o comunque di lunga durata. Ovviamente non è in grado di fermare il naturale invecchiamento dei tessuti e dunque col tempo rughe cutanee potrebbero riformarsi. E’ comunque difficile che si renda necessario reintervenire prima che siano trascorsi 10 anni dal primo intervento. Anche nel caso in cui una particolare lassità dei tessuti portasse al riformarsi di rughe prima dei 10 anni (più facilmente nella palpebra superiore) l’opportunità di un reintervento deve essere attentamente valutata: la blefaroplastica secondaria è più difficile ed è gravata di maggiore rischio di complicanze, pertanto il reintervento dovrà sempre essere estremamente attento e conservativo.

Quali condizioni mediche potrebbero controindicare la chirurgia delle palpebre? 2017-09-28T13:22:21+00:00

Ipertensione, diabete, asma dovrebbero essere stabilizzate dal tuo medico personale o dal tuo specialista di riferimento prima di qualsiasi chirurgia. Senza la loro autorizzazione è sconsigliabile sottoporsi a questo tipo di chirurgia. Se soffri di malattia di Graves (ipertiroidismo), glaucoma, distacco della retina o altre malattie dell’occhio è obbligatorio che l’oculista tratti la patologia fino a stabilizzazione ed eventualmente autorizzi il trattamento chirurgico. Anche la sindrome dell’occhio secco può creare problemi nel post operatorio se non trattata in maniera adeguata.

Che cos’è la cantopessi? 2016-07-25T08:15:44+00:00

La cantopessi laterale definisce una serie di procedure chirurgiche volte a migliorare i meccanismi di supporto della palpebra inferiore. Si tratta di un punto di sutura fra il muscolo orbicolare e/o il tarso (sono le strutture più “solide” della palpebra inferiore) e il periostio dell’orbita (ovvero la membrana che circonda l’osso orbitario). Serve a mettere in tensione la palpebra inferiore attraverso l’ancoraggio di questa con un punto fisso.
La cantopessi viene eseguita in tutte le blefaroplastiche inferiori con lassità moderata o lieve e ha la funzione di prevenire la retrazione di tessuto cicatriziale con formazione dell’”occhio rotondo”.

Quali rischi e quali possibili complicanze comporta l’intervento? 2016-07-25T08:15:14+00:00

Tutti gli interventi di chirurgia plastica o estetica comportano dei rischi. Fra i rischi della blefaroplastica si annoverano: ematoma (raccolta di sangue: è un’evenienza comunque rara);  infezione (è anche questa un’evenienza assai rara perché il grande apporto di sangue che irrora questa regione vitale costituisce un’ottima difesa contro l’insediamento di microrganismi patogeni);  sindrome dell’occhio secco (****link). I vari rischi possibili vanno comunque valutati caso per caso in relazione a condizioni cliniche, dati anamnestici, abitudini di vita, fumo, utilizzo di farmaci, e discussi in fase preoperatoria con il paziente.

Che effetti può avere il fumo sull’intervento e sul recupero post operatorio? 2017-09-28T13:22:23+00:00

In chirurgia plastica ed estetica il fumo aumenta i rischi operatori sia a breve che a lungo termine  soprattutto perché la pelle è uno dei tessuti maggiormente danneggiati dall’abitudine del fumo. Fumare (e perfino solo usare nicotina: cerotti alla nicotina, gomme e caramelle alla nicotina, sigaretta elettronica con ricariche di nicotina) ha un potente effetto vasocostrittore, che rallenta il flusso sanguigno. I tessuti periferici,  specialmente la cute, risentono particolarmente di questo effetto. L’abitudine al fumo accelera l’invecchiamento cutaneo riducendo la capacità della pelle di fronteggiare gli stress cui è quotidianamente sottoposta (per esempio l’esposizione ai raggi solari). Le fibre elastiche si riducono e in conseguenza della minore elasticità cutanea si formano più rapidamente le rughe e si distendono più rapidamente i tessuti, con maggior tendenza alla flaccidità e ai fenomeni di lassità cutanea.
Nel breve termine il fumo in prossimità dell’intervento aumenta tutti i rischi chirurgici a causa del ridotto flusso sanguigno della pelle, e ritarda la guarigione. Le cicatrici tenderanno ad essere più larghe e più visibili, e il rischio di infezione più alto. Bisogna considerare anche il rischio drammatico di perdere per necrosi parte della cute, nonché il rischio di deiescenza (riapertura) delle cicatrici. Tutte queste complicanze porteranno inevitabilmente a una deformazione permanente delle palpebre con necessità di complessi interventi di ricostruzione e cicatrici irregolari e molto più visibili. Pertanto è raccomandato, in caso di intervento di blefaroplastica, un’astensione dal fumo almeno per 4-6 settimane prima dell’intervento e per 6-8 settimane dopo l’intervento.

E’ necessario fare un esame della vista prima dell’intervento? 2016-07-25T08:14:09+00:00

Pur non essendo indispensabile è consigliabile fare un esame della vista e una valutazione della pressione intraoculare (per il rischio della presenza di glaucoma che controindicherebbe l’intervento). In presenza di sintomi di secchezza oculare o di dati anamnestici di malattia autoimmune si raccomanda una valutazione della secrezione lacrimale sia quantitativa che qualitativa (resistenza del film lacrimale).

Le cicatrici saranno visibili? 2017-09-28T13:22:23+00:00

Nessuna cicatrice può scomparire completamente e nessun chirurgo può garantire che saranno perfette ma anzi verranno fatte diverse raccomandazioni e prescrizioni che ti aiuteranno a migliorare il risultato nel tempo. Tuttavia va sottolineato come il viso in generale e le palpebre in particolare abbiano una reattività del tutto particolare che fa sì che la guarigione sia molto più completa e molto più rapida rispetto alle altre regioni del corpo. Mentre nel resto del corpo un assestamento completo delle cicatrici può richiedere anche un anno, nella blefaroplastica si ottiene una stabilizzazione completa nel giro di alcuni mesi. Una volta giunta a maturazione la cicatrice della blefaroplastica è difficilmente visibile anche per il suo posizionamento lungo solchi naturali della pelle delle palpebre.
La minore reattività cutanea delle palpebre (con minore tendenza a produrre ipertrofie, cheloidi, retrazioni cicatriziali) e la particolare rapidità di guarigione rende ragione del perché si utilizzino per la sutura punti di nylon e/o di prolene anziché i comuni fili riassorbibili che produrrebbero un’infiammazione più visibile e prolungata.
Ovviamente nella blefaroplastica transcongiuntivale inferiore non esiste alcun tipo di cicatrice dato che l’incisione avviene sulla mucosa.
Le foto post-operatorie saranno comunque mostrate a chi si candida all’intervento per dare un’idea di come potranno in futuro apparire i modesti e difficilmente visibili reliquati cicatriziali.

Quando potrò riprendere l’attività sportiva? 2016-07-25T08:12:54+00:00

A causa dell’aumentato rischio di sanguinamento vanno evitati gli sforzi fisici per le prime due settimane dopo l’intervento. E’ possibile percorrere qualunque distanza camminando ma senza forzare il passo. In seguito è possibile riprendere gradualmente attività fisica anche di tipo sportivo. Dopo 4-6 settimane quasi tutte le attività fisiche sono permesse, con esclusione di alcune attività fisiche estreme (sollevamento pesi agonistico, body-building) per le quali possono occorrere tempi più lunghi.

Quando potrò riprendere a guidare? 2016-07-25T08:12:18+00:00

E’ sconsigliabile guidare nei giorni immediatamente successivi all’intervento. L’intervento causa un edema (gonfiore delle palpebre e della regione periorbitaria) che può aumentare durante le prime 24-48 ore. E’ consigliabile riprendere a guidare quando l’edema sia già visibilmente ridotto dato che l’edema delle palpebre provoca un restringimento del campo visivo che può interferire con la guida. Molti pazienti possono riprendere a guidare dopo la rimozione dei punti e delle steri strip, ovvero una settimana dopo l’intervento. E’ comunque una valutazione da fare caso per caso; in alcune situazioni può essere prudente aspettare qualche giorno in più.>
Dal punto di vista legale sarebbe opportuno comunque che il paziente si informasse presso la propria assicurazione riguardo all’esistenza di eventuali limiti connessi con la chirurgia.

Qual è la durata di fastidio e dolore? 2017-09-28T13:22:23+00:00

Il grado di fastidio e di dolore che si prova dopo l’intervento varia da persona a persona. Innanzitutto è diversa la soglia del dolore. In secondo luogo ha importanza il tipo di chirurgia (blefaroplastica superiore, inferiore, con lifting del sopracciglio).
Il tempo di recupero, ovvero il tempo necessario per tornare alle normali attività sociali e/o lavorative può variare da 1 a 2 settimane a seconda del tipo di chirurgia: l’intervento di blefaroplastica superiore è più semplice, meno invasivo, e ha un recupero più rapido, di solito contenuto in 1 settimana. Quando alla blefaroplastica superiore si associa la inferiore con cantopessi i tempi di recupero di solito si allungano fino a 2 settimane.
La tempistica di cui sopra tiene comunque conto anche della presenza di lividi, cerotti, steri strip nonché dei punti di sutura. Un lavoro d’ufficio che possa essere svolto senza preoccuparsi delle  interazioni sociali può essere praticato già dopo 2-3 giorni in caso di blefaroplastica superiore e dopo 4-5 giorni se è coinvolta anche la palpebra inferiore.
I tempi di recupero sono condizionati anche dal rispetto delle prescrizioni per il post operatorio. Normalmente raccomando l’uso di antidolorifici e antinfiammatori per i primi due giorni dopo l’intervento; in seguito si possono utilizzare gli stessi farmaci solo di sera per facilitare il riposo notturno. Nella chirurgia estetica del viso raccomando anche l’utilizzo di steroidi per qualche giorno, ai fini di accelerare la risoluzione dell’edema. A causa del rischio di sanguinamento connesso ad ogni tipo di chirurgia è consigliabile astenersi da ogni attività che possa aumentare pressione sanguigna e battito cardiaco (esempio attività intensa, sollevamento di pesi) per almeno due settimane dopo l’intervento.

Che tipo di anestesia viene utilizzato? 2016-07-25T08:11:12+00:00

Il tipo di anestesia utilizzato può variare da anestesia locale, ad anestesia locale con sedazione, ad anestesia generale. La scelta dipende dal tipo di intervento e va comunque attentamente discussa con il paziente.
Gli interventi in anestesia locale (in particolare di blefaroplastica superiore) possono essere effettuati ambulatorialmente, con dimissione rapida, 1-2 ore dopo l’intervento. Se viene associata blefaroplastica superiore ed inferiore è necessario aggiungere all’anestesia un certo grado di sedazione, che richiede una dimissione dopo non meno di 2-4 ore dall’intervento.
In alcuni casi viene richiesta anestesia generale, quando il paziente la preferisca, ovvero quando siano associate altre chirurgie estetiche che la richiedano. In questo caso è sempre possibile operare in regime di day-surgery (ovvero con dimissione in giornata), ma dopo non meno di 4-6 ore dall’intervento.
Sia la sedazione che l’anestesia generale permettono la dimissione della paziente in giornata grazie all’utilizzo della nuova tecnica anestesiologica TIVA (total intravenous anaesthesia), che utilizza farmaci ad emivita molto breve (ovvero rapidamente eliminati dall’organismo) con eccellente prevenzione della nausea che era provocata dai vecchi gas anestetici. Anche l’utilizzo della maschera laringea ha eliminato il fastidioso dolore alla gola conseguente all’intubazione. L’anestesia per la blefaroplastica è comunque al giorno d’oggi estremamente sicura in tutti i casi, con scarsi o nulli effetti collaterali indesiderati.

Quanto dura l’intervento? 2016-07-25T08:10:31+00:00

La durata di una blefaroplastica può durare da poco meno di un ora fino a quasi 2 ore, e dipende dalla complessità del caso, ovvero se viene effettuata solo la blefaroplastica superiore o se viene associata anche la blefaroplastica inferiore con cantopessi.

In che modo posso vedere come apparirò dopo l’intervento? 2016-07-25T08:09:50+00:00

Simulare il risultato di una blefaroplastica non è altrettanto semplice quanto in altri tipi di chirurgie estetiche (esempio aumento di seno o rinoplastica). Il modo migliore è quello di guardare le fotografie (pre e post operatorie) di diversi pazienti presenti nella sezione Gallery per rendersi conto dei risultati ottenibili con questo tipo di chirurgia.

La blefaroplastica può essere combinata con un lifting facciale? 2016-07-25T08:09:09+00:00

Sì. La blefaroplastica può essere combinata con tutte le chirurgie estetiche del volto, del seno e del corpo. La combinazione con il lifting facciale è una delle più comuni.

Dovrei fare anche un lifting del sopracciglio oltre alla blefaroplastica? 2016-07-25T08:08:29+00:00

Quando il sopracciglio, specialmente nella sua parte laterale, è ptosico o caduto la blefaroplastica potrebbe non essere sufficiente a dare un aspetto più naturale o ringiovanito. In questo caso un lifting del sopracciglio è sempre raccomandato, a partire dalla forma più semplice (la forma transpalpebrale con tecnica di Mc Cord), che è facilmente eseguibile durante la blefaroplastica senza cicatrici aggiuntive. Ma anche le altre forme di lifting del sopracciglio, da quelle con incisioni nel cuoio capelluto a quelle meno invasive con utilizzo di fili di sospensione (****link), devono essere tenute in considerazione.

La blefaroplastica può eliminare o diminuire le “zampe di gallina?” 2016-07-25T08:07:47+00:00

No. Le zampe di gallina sono piccole rughe attorno agli occhi causate dalla contrazione dei muscoli orbicolari e sono oggi facilmente trattate con la tossina botulinica.

La blefaroplastica può alterare la acuità visiva? 2016-07-25T08:07:16+00:00

No. L’intervento di blefaroplastica riguarda solamente la pelle in eccesso, il muscolo orbicolare della palpebra superiore e le borse di grasso delle palpebre; quindi la blefaroplastica non interferisce né con il globo oculare né con i muscoli che regolano il movimento e men che meno con i muscoli che regolano l’acuità visiva. Addirittura quando l’eccesso di pelle nella palpebra superiore è importante può limitare il campo visivo nei quadranti superiori e/o laterali; in questo caso l’intervento di blefaroplastica può migliorare in maniera eclatante la visione. Bisogna tuttavia considerare che l’edema e l’infiammazione post operatoria possono interferire con la visione per le prime settimane dopo l’intervento; inoltre la rimozione delle borse di grasso potrebbe causare un minimo cambiamento nell’asse dell’occhio senza influire sulla visione se non in misura talmente impercettibile da potere essere rivelata solo con approfondito esame specialistico.

Quando è indicata la tecnica transcongiuntivale? 2016-07-25T08:06:46+00:00

La tecnica transcongiuntivale permette la rimozione del grasso attraverso una incisione invisibile ma non può correggere la lassità della palpebra o l’eccesso di pelle. Quindi è indicata nei pazienti relativamente giovani che presentano borse di grasso visibili ma hanno ancora un buon tono della palpebra inferiore, una buona elasticità cutanea e non presentano eccesso di pelle.

La blefaroplastica è la chirurgia giusta per me? 2016-07-25T08:06:00+00:00

L’intervento può essere preso in considerazione da chi abbia un eccesso di pelle e/o di grasso nelle palpebre e intenda correggere questa situazione. Durante la visita preoperatoria si valuterà l’indicazione tenendo conto dei desideri del paziente, alla luce delle condizioni cliniche e dopo attenta valutazione dei rischi e dei benefici, caso per caso. Sono abituato a dedicare ampio spazio al dialogo con il paziente e all’ascolto di tutto quanto il paziente abbia da dire durante la delicata fase preoperatoria; vedo i pazienti almeno 2 volte prima della chirurgia, che non inizia se non quando si sia deciso l’intervento di comune accordo e ci sia prova della consapevolezza del paziente riguardo ai benefici e ai rischi della chirurgia da intraprendere.

dr.arnaldo-paganelli-chirurgo-plastico-estetico

Chirurgo plastico estetico specializzato in: Mastoplastica, Liposcultura e Rinoplastica

Medico chirurgo specializzato in Chirurgia Estetica e Cosmetica con una grandissima esperienza internazionale. Laureato a Bologna, si è specializzato a Rio de Janeiro, alla scuola di chirurgia del dottor Pitanguy, e ha ampliato la sua formazione lavorando al The Hospital Group UK nel Regno Unito.

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