Mastoplastica additiva

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Mastoplastica additiva 2018-05-14T10:56:32+00:00

1. Matoplastica additiva
2. Indicazioni alla mastoplastica additiva
3. Visita preoperatoria
4. Tecnica chirurgica

  • Scelta delle possibili linee di incisione
    – Incisione inframammaria
    – Incisione periareolare

  • Opzioni per il posizionamento degli impianti
    – Sottomuscolare
    – Sottomuscolare dual plane (di tipo 1, 2 e 3)
    – Sottoghiandolare (o sottomammario)

5. POST OPERATORIO

6. FAQ

1. Mastoplastica additiva

La mastoplastica additiva è uno degli interventi di chirurgia estetica più praticati nel mondo.  Si tratta di un intervento chirurgico volto a correggere difetti del seno naturali o acquisiti per invecchiamento, gravidanze o altre circostanze tramite l’inserzione di impianti mammari (spesso impropriamente chiamati “protesi”).
L’intervento può essere indicato quando un seno piccolo, irregolare o eccessivamente flaccido provochi nella donna disagio o imbarazzo.  L’obiettivo perseguibile tramite l’intervento di mastoplastica additiva consiste non solo nell’aumento di volume del seno, ma anche e soprattutto nel rimodellamento del seno e nel ristabilimento delle proporzioni corporee, con gli ovvi benefici psicologici che questo comporta.
Affinchè questo sia possibile è necessario un intenso dialogo con il chirurgo al fine di selezionare per l’intervento chi abbia aspettative sufficientemente realistiche e consapevoli da poter prevedere che i benefici superino i rischi e i costi che qualunque intervento comporta.
Una volta che si sia instaurata una corretta relazione medico paziente e che questa abbia portato alla comune decisione di intervenire, si deve personalizzare il tipo di intervento: vanno scelti gli impianti che siano più adeguati alle necessità della paziente e va scelta la procedura operatoria da eseguire.
In alcuni casi particolari l’effetto “aumento di seno” può essere ottenuto anche con il semplice trapianto di tessuto adiposo prelevato da altra parte del corpo.
Di seguito cercherò di spiegare quanto è necessario sapere prima di sottoporsi a intervento di mastoplastica additiva.

2. Indicazioni alla mastoplastica additiva

  • Seno piccolo.È una situazione che frequentemente può causare disagio, imbarazzo, senso di inadeguatezza, problematiche riguardanti la sfera sessuale e determinare dunque un disagio psicologico anche di rilevante entità.
  • Seno ptosico o cadente. Come nel caso precedente anche il seno ptosico può essere dovuto a motivi genetici (es. cute scarsamente elastica); più frequentemente però si tratta di una condizione acquisita e favorita da invecchiamento, gravidanze, allattamento, importante perdita di peso. L’intervento specifico per correggere la ptosi si chiama mastopessi (*****link) ma spesso è consigliabile associare alla mastopessi la mastoplastica additiva per donare al seno un aspetto più giovanile.  Anche la ptosi del seno può provocare lo stesso tipo di problematiche psicologiche del seno piccolo.
  • Si tratta di seno con aspetto “svuotato” ma in cui capezzolo e areola si mantengono in posizione normale o di poco abbassata risultando in posizione più alta rispetto al solco inframammario. In questo caso l’inserimento di un adeguato impianto mammario corregge egregiamente il problema senza necessità di mastopessi.
  • Seno invecchiato. L’invecchiamento porta inevitabilmente a una perdita di tessuto mammario con conseguente seno svuotato e dall’aspetto cadente, che può essere corretto con la mastoplastica additiva. L’intervento di mastoplastica additiva concede alla donna la possibilità di mantenere la pienezza del seno a qualsiasi età.
  • Seni asimmetrici. I seni non sono mai perfettamente simmetrici; una asimmetria minima è fisiologica e può perfino migliorare l’aspetto complessivo del seno. Dunque una piccola differenza nel volume e nella forma dei seni, nella posizione del capezzolo, nella proiezione, nella posizione del solco inframammario, nella lateralizzazione (posizione dei seni rispetto alla linea mediana) non deve essere corretta. Quando l’asimmetria è importante, visibile e provoca problematiche alla paziente (es. quando uno dei due seni è stato alterato da una chirurgia) si può correggere. La correzione chirurgica va dall’inserimento di impianti di dimensioni diverse a chirurgie più complesse come l’associazione con i vari tipi di mastopessi che possono essere anche diversi nei due lati.
  • Seni tuberosi. Si parla di seno tuberoso quando la ghiandola mammaria per motivi genetici assume una forma allungata e tubulare. Il seno ha base molto stretta, aspetto irregolare e cadente, spesso con asimmetria fra i due seni. La correzione chirurgica richiede il posizionamento di impianti mammari associato ad un rimodellamento chirurgico della forma del seno, eventualmente con lipofilling (trapianto di grasso).
  • Ricostruzione mammaria. È un intervento che si propone di correggere gli effetti di chirurgie demolitive della mammella che possono andare dalla nodulectomia alla quadrantectomia fino alla mastectomia con o senza risparmio del capezzolo.  La correzione chirurgica può andare da un semplice inserimento di impianto mammario a chirurgie molto più complesse anche con l’utilizzo di espansori, tecniche microchirurgiche, lipofilling, ricostruzione del capezzolo e se del caso anche chirurgia correttiva del seno controlaterale.

3. Visita preoperatoria

La chirurgia estetica offre oggigiorno possibilità tecniche molto ampie, ma ogni atto medico comporta sempre benefici attesi e rischi possibili, nonché disagi per il paziente, seppur transitori. La decisione riguardo all’opportunità di ricorrere alla chirurgia estetica deve essere presa con il massimo grado di consapevolezza da parte del paziente, e perché questa si realizzi una buona relazione medico-paziente è condizione preliminare e imprescindibile.
All’atto pratico il chirurgo deve dedicare tempo sufficiente all’ascolto attento dei desideri e delle aspettative del paziente;  ciò è impossibile senza un certo grado di empatia che renda possibile al chirurgo immedesimarsi nel paziente, capirne la problematica in un ottica quanto più vicina possibile a quella del paziente stesso e prospettare dunque, sulla base della propria esperienza e competenza, le possibilità di aiuto che la chirurgia estetica può offrire.
Dall’ascolto e dal dialogo serrato fra medico e paziente deve maturare in chi si candida all’intervento la consapevolezza di quali obiettivi si possano ottenere, di quali rischi questo comporti e di quali tappe siano necessarie per perseguire l’obiettivo maturato di comune accordo. In termini un po’ gergali si potrebbe dire che un attenta valutazione del rapporto costo-benefici è preliminare a qualsiasi scelta chirurgica, sottolineando anche come il termine costo e il termine beneficio non siano da intendersi in riferimento a criteri astratti, ma debbano sempre fare riferimento al punto di vista del paziente nella sua unicità personale e psicologica, punto di vista che il chirurgo coglie dall’interno di una stretta relazione medico paziente da lui stesso instaurata. È questa relazione che mi consente di potere ricorrere agli strumenti che l’arte chirurgica mi mette a disposizione con una buona probabilità di ottenere risultati soddisfacenti, eventualmente associando diversi tipi di chirurgie all’intero di un programma personalizzato e tarato sulle specificità del paziente.
Importantissima al fine di prendere una decisione consapevole è anche la visione, ormai raccomandata da tutte le principali società mondiali di chirurgia plastica ed estetica, di foto pre e post operatorie dei casi già operati. Le pazienti che si rivolgono a me per un intervento di mastoplastica additiva potranno, come succede anche per gli altri tipi di intervento, visionare le foto dei casi da me operati per avere un’idea concreta di quale sarà l’esito dell’intervento.
A tutto ciò va aggiunto che la mastoplastica additiva consente una simulazione ancora più precisa e concreta di quanto sia possibile in altre forme di chirurgia: si può infatti simulare con una buona approssimazione l’aspetto che il seno avrà dopo la chirurgia utilizzando degli impianti di prova applicati sul torace della paziente e mantenuti in loco da un reggiseno e/o da una guaina elasticizzata. Durante la visita preoperatoria utilizzo sempre questi impianti, facendo la simulazione con impianti di dimensioni e forme diverse in modo che la paziente possa scegliere insieme al chirurgo il tipo di impianto da utilizzare, e che possa farlo col massimo grado di consapevolezza possibile.
Dunque la prima decisione da prendere in fase preoperatoria riguarda il tipo di impianti da utilizzare, in particolare volume e forma degli impianti. Deve seguire la decisione su quale tipo di incisione praticare per inserire gli impianti (periareolare o sottomammaria) e infine su dove posizionare gli impianti stessi. Questi infatti possono essere posizionati sopra o sotto il muscolo grande pettorale (link al paragrafo sotto******)
L’ultima decisione da prendere riguarda il tipo di anestesia. È possibile utilizzare sia l’anestesia generale che la sedazione profonda. Questo può essere deciso caso per caso attraverso un confronto fra chirurgo, anestesista e paziente. Ambedue i tipi di anestesia permettono la dimissione della paziente in giornata grazie all’utilizzo della nuova tecnica anestesiologica TIVA (total intravenous anaesthesia), che utilizza farmaci ad emivita molto breve (ovvero rapidamente eliminati dall’organismo) con eccellente prevenzione della nausea che era provocata dai vecchi gas anestetici.   Anche l’utilizzo della maschera laringea ha eliminato il fastidioso dolore alla gola conseguente all’intubazione.  L’anestesia per l’aumento di seno è attualmente estremamente sicura in entrambi i casi, con scarsi o nulli effetti collaterali indesiderati.
Ovviamente qualora si opti per l’intervento, si raccoglie in fase preoperatoria un’anamnesi accurata (storia clinica, ovvero le precedenti malattie, gravidanze, allattamenti, etc) e si richiedono alcuni semplici esami ematochimici (esami del sangue) e un elettrocardiogramma.
Sulla base dell’età si richiede una ecografia mammaria (prima dei 40 anni) o una mammografia (dopo i 40 anni di età)

3. Tecnica chirurgica

Scelta delle possibili linee di incisione.

La prima decisione da prendere è dove posizionare l’incisione operatoria.  Ci sono molti fattori da valutare quando si discute il tipo di incisione, come il grado di aumento desiderato, la conformazione del seno, il tipo di impianto, la preferenza personale. Il dott. Paganelli cerca sempre di minimizzare le cicatrici e discuterà con te quale incisione è più adatta alle tue esigenze personali.

  • Incisione inframammaria
    È quella che utilizzo più comunemente nella mia pratica chirurgica per l’aumento del seno. Questa piccola incisione è effettuata lungo il solco inframammario ed è dunque ben nascosta nella piega sotto il seno. Questo metodo di incisione permette al chirurgo il miglior accesso alle strutture del seno per un ottimo posizionamento e aggiustamento degli impianti. È anche il tipo di incisione che comporta il minore rischio di infezione.
  • Incisione periareolare
    La incisione periareolare è effettuata lungo il bordo inferiore dell’areola. Il vantaggio di questo tipo di incisione è che la cicatrice è meno visibile, e addrittura può diventare completamente invisibile con tecniche di dermopigmentazione.  Se il capezzolo è molto piccolo questa opzione non è possibile. L’incisione in sede periareolare comporta un maggiore rischio di danneggiare la sensibilità del capezzolo e di interferire con la funzione dell’allattamento. Comporta inoltre un aumento seppure minimo del rischio infettivo, per il possibile contatto degli impianti con i dotti galattofori. Quando tecnicamente possibile, io lascio al paziente la scelta di quale tipo di incisione scegliere dopo averne spiegato benefici e rischi.

In generale nei paesi latini fra cui l’Italia l’opzione periareolare è molto in voga sia per la ricchezza di spiagge e per le lunghe e calde estati, sia per il tipo di pelle più scura, che rende più visibile la cicatrice nel solco inframammario e meno visibile quella periareolare. Per l’abitudine a trascorrere lungo tempo in spiaggia nei paesi latini sono meno richiesti impianti di grande volume, che conferiscono al seno un aspetto più “finto”, e che non potrebbero entrare attraverso una incisione periareolare.

Nei paesi nordici, fra cui l’Inghilterra, paese nel quale ho esercitato l’attività di chirurgo estetico per 15 anni, la proporzione si inverte.

Opzioni per il posizionamento degli impianti

Dopo avere deciso in fase preoperatoria l’impianto da inserire e il tipo di incisione da praticare, si deve decidere il posizionamento dell’impianto.  Gli impianti mammari possono essere posizionati sia sotto il muscolo pettorale (sottomuscolare, dual plane di tipo I,  II  o III) oppure  sopra il muscolo pettorale  (sottoghiandolare o sottomammaria).

  • Sottomuscolare,  dual plane, di tipo 1, 2 e 3. Nell’opzione sottomuscolare gli impianti sono posizionati in una tasca posta fra il muscolo grande pettorale e la parete toracica. Attraverso una incisione (periareolare o inframammaria) si raggiunge il piano muscolare e sollevando il muscolo si crea una tasca fra il muscolo e la parate toracica, entro la quale viene posizionato l’impianto. La tecnica dual plane si differenzia dalla precedente perché il muscolo viene separato in diversa misura (ecco perché i gradi I, II e III) dalla ghiandola mammaria.  Questo permette un parziale scivolamento verso l’alto del muscolo pettorale che porta a un migliore adattamento del complesso muscolo-seno soprastante l’impianto, con un aspetto di maggiore naturalezza. Studi recenti evidenziano che il posizionamento sottomuscolare diminuisca il rischio di contrattura capsulare, una complicazione nella quale l’eccesso di tessuto cicatriziale si forma attorno agli impianti e li costringe. D’altro canto l’incisione del tessuto muscolare che questo metodi comportano potrebbe determinare un tempo di recupero più lungo, con un fastidio lievemente maggiore.
  • Sottoghiandolare (o sottomammario)
    Con il metodo sottoghiandolare si posizionano gli impianti sotto ai tessuti del seno, ma sopra il muscolo pettorale. La via d’accesso è sempre attraverso una incisione periareolare o inframammaria ma il muscolo pettorale non viene toccato e si crea una tasca fra il muscolo pettorale e la ghiandola mammaria entro la quale verranno posizionati gli impianti. Questo metodo porta a un recupero  più confortevole ma potrebbe più facilmente interferire con la esecuzione delle mammografie. Inoltre meno tessuto sopra gli impianti fa sì che gli impianti siano più visibili e potrebbero sembrare meno naturali. Donne con pelle sottile o seni molto piccoli non sono buone candidate per questa tecnica. Le incisioni praticate vengono sempre chiuse con sutura a strati utilizzando punti di sutura riassorbibili, che non necessitano di rimozione. Sulla ferita possono essere applicate steri strips o garze grasse impregnate di betadine o colla chirurgica tipo dermabond. Infine un cerotto medicato coprirà e proteggerà la ferita.

4. Postoperatorio

La paziente dovrà indossare un reggiseno contenitivo elastico e nei casi con impianti sottomammari dovrà essere aggiunta una sottile fascia elastica nella parte alta del seno per favorire l’assestamento degli impianti. Il reggiseno va utilizzato per 4-6 settimane, la fascia elastica per almeno 2 settimane.
Nei primi giorni dopo l’intervento dovrà essere evitata l’attività fisica intensa, per prevenire sia il dislocamento degli impianti sia il rischio di sanguinamento.
Durante l’intervento vengono somministrati 2 diversi tipi di antibiotici; la terapia antibiotica dovrà essere continuata con un antibiotico in compresse per 5-7 giorni. Anche antidolorifici vengono somministrati per via endovenosa ed intramuscolare durante l’intervento e nell’immediato post operatorio; è raccomandato protrarre la terapia antinfiammatoria-antidolorifica consigliata per almeno 48 ore dopo l’intervento e in seguito al bisogno.
Il primo controllo post operatorio viene effettuato fra i 3 e i 7 giorni dopo l’intervento, il secondo controllo viene effettuato circa una settimana dopo il primo, il terzo controllo circa due settimane dopo il secondo. In seguito i controlli saranno a cadenza mensile per i primi 3 mesi, poi a 6 e 12 mesi dopo l’intervento.

Se vuoi saperne di più sull’intervento di aumento di seno clicca qui per richiedere una visita con il dott. Arnaldo Paganelli, un chirurgo plastico specializzato in aumento di seno.

Contatta il dottor Paganelli

4. FAQ

La scelta della dimensione dell’impianto è personale e va fatta tenendo conto del risultato che la persona che si sottopone a intervento vuole ottenere.  Il chirurgo aiuta in questo momento cruciale mettendo in campo la sua competenza e la sua esperienza.  Viene chiesto alla paziente quale sia l’aumento di seno desiderato; questo deve essere tradotto in volume di impianti da utilizzare (1 taglia = 150g o cc.). Durante la visita vengono utilizzati impianti di prova che simulano l’aspetto che il seno assumerà dopo l’intervento.    L’aspetto più importante da tenere in considerazione per quanto riguarda l’aspetto tecnico è dato dal tipo di tessuto: se la pelle è sottile e il tessuto mammario che copre l’impianto è scarso non può essere usato lo stesso impianto che può usare chi ha tessuto più abbondante ed elastico; similmente vanno tenuti in considerazione dimensioni del torace, peso e altezza della persona, corporatura (longilinea, brevilinea, etc)
Durante la visita preoperatoria il dott. Paganelli usa speciali protesi di prova che simulano con buona approssimazione l’aspetto che il seno assumerà dopo l’intervento. Applicando sul seno, con l’aiuto di un reggiseno o di una maglietta elasticizzata, i vari tipi di impianti mammari di prova, si può avere un’idea dal vivo di quale sia la forma e la dimensione dell’impianto mammario migliore ai fini del raggiungimento del risultato desiderato.
Con incisione nel solco inframammario l’intervento può durare da 45 a 75 minuti a seconda delle differenze anatomiche individuali (p. es. possibili asimmetrie).

Con incisione periareolare l’intervento può durare 5-10 minuti in più.

Non solo è possibile ma è diventato anche abbastanza comune. Gli effetti negativi della gravidanza dal punto di vista estetico si manifestano principalmente a livello di seno e addome.  L’associazione fra addominoplastica, con o senza liposcultura e/o lipofilling e aumento di seno, con o senza mastopessi, è chiamata dagli autori anglosassoni “mommy makeover”.     La durata di questo tipo di chirurgia è di solito di 3-4 ore (5 ore nei casi più difficili”)
È possibile utilizzare sia l’anestesia generale che la sedazione profonda. Questo può essere deciso caso per caso attraverso un confronto fra chirurgo, anestesista e paziente. Ambedue i tipi di anestesia permettono la dimissione della paziente in giornata grazie all’utilizzo della nuova tecnica anestesiologica TIVA (total intravenous anaesthesia), che utilizza farmaci ad emivita molto breve (ovvero rapidamente eliminati dall’organismo) con eccellente prevenzione della nausea che era provocata dai vecchi gas anestetici.   Anche l’utilizzo della maschera laringea ha eliminato il fastidioso dolore alla gola conseguente all’intubazione.  L’anestesia per l’aumento di seno è attualmente estremamente sicura in entrambi i casi, con scarsi o nulli effetti collaterali indesiderati.
Il grado di fastidio e di dolore che si prova dopo l’intervento varia da persona a persona. Innanzitutto è diversa la soglia del dolore. In secondo luogo hanno importanza le dimensioni degli impianti impianto: più sono grandi, maggiore è la distensione esercitata sui tessuti mammari e maggiore è il fastidio e il tempo che l’organismo impiega per abituarsi. In terzo luogo hanno importanza le condizioni del seno: una donna che ha partorito e allattato è andata incontro a un precedente stiramento del tessuto mammario, avrà perciò meno dolore e fastidio, e dunque un recupero più rapido, rispetto a una donna che non ha mai partorito e che usi lo stesso tipo di impianto.  Normalmente si raccomanda l’uso di antidolorifici e antinfiammatori per i primi due giorni dopo l’intervento; in seguito si possono utilizzare gli stessi farmaci solo di sera per facilitare il riposo notturno.

Fatte queste premesse, si può indicativamente dire che circa l’80% delle pazienti è in grado di riprendere un lavoro d’ufficio dopo 4-5 giorni dall’intervento, con progressivo recupero fino alla possibilità di svolgere lavoro fisico pesante e attività sportiva dopo circa 6 settimane.

A causa del rischio di sanguinamento connesso ad ogni tipo di chirurgia è consigliabile astenersi da ogni attività che possa aumentare pressione sanguigna e battito cardiaco (p.es. attività intensa, sollevamento di pesi, etc) per almeno due settimane dopo l’intervento.

E’ sconsigliabile guidare nei giorni immediatamente successivi all’intervento a causa della ridotta funzionalità che l’intervento comporta.  Il tempo di ricupero della possibilità di guidare l’automobile pur variando da persona a persona si situa generalmente fra 1 e 2 settimane dopo l’intervento.

A causa dell’aumentato rischio di sanguinamento vanno evitati gli sforzi fisici per le prime due settimane dopo l’intervento. E’ possibile percorrere qualunque distanza camminando ma senza forzare il passo.   In seguito è possibile riprendere gradualmente attività fisica anche di tipo sportivo.  Dopo 6 settimane quasi tutte le attività fisiche sono permesse, con esclusione di alcune attività fisiche estreme (sollevamento pesi agonistico, body-building) per le quali possono occorrere fino a 3-4 mesi di recupero.
Solo nel caso di impianti sottomuscolari l’azione del muscolo pettorale esercita una spinta sugli impianti verso il basso e lateralmente.  Per ovviare a ciò si raccomanda una ripresa molto graduale degli esercizi specifici per il muscolo pettorale,  riprendendo attività sportiva solo dopo 6 settimane e considerando il recupero completo ai fini di sport “estremi” (sollevamento pesi, body building) solo dopo 3-4 mesi.
Devono essere tenute in considerazione: dimensioni del seno, qualità e quantità di tessuto mammario e cutaneo, preferenze della paziente.   Se una donna ha un seno molto piccolo e/o con tessuto mammario molto sottile necessita di impianto sottomuscolare  per contrastare il rischio di visibilità dei margini dell’impianto e la comparsa del fenomeno del “rippling” ovvero di ondulazioni visibili sulla superficie del seno. Altri benefici della posizione sottomuscolare dell’impianto sono dati da: migliore e più naturale aspetto del seno sia nel breve che nel lungo termine; maggiore facilità nell’esecuzione di mammografie; minor rischio di contrattura capsulare.

Un impianto posizionato in sede sottoghiandolare (o sottomammaria) comporta un recupero più facile e più breve, generalmente meno doloroso, ed è indicato quando il seno ha un volume sufficiente per coprire gli impianti. E’ però più alto il rischio di specifiche complicazioni (rippling, contrattura capsulare)  e i margini degli impianti sono più visibili.

Col passare degli anni i seni con impianti sottomuscolari e sottoghiandolari evolvono ed “invecchiano” diversamente.  Un seno con impianti sottomammari avrà più elevato rischio di evidenziare rippling e visibilità dei margini mentre un seno con impianti sottomuscolari può sviluppare il fenomeno del “double bubble” (doppio margine) al polo inferiore per una caduta dei tessuti mammari rispetto all’impianto che è viceversa trattenuto dal muscolo e dalla capsula formatasi attorno a questo.

Nessuna cicatrice può scomparire completamente e nessun chirurgo può garantire che saranno perfette ma anzi verranno fatte diverse raccomandazioni e prescrizioni che ti aiuteranno a migliorare il risultato nel tempo.  L’assestamento completo delle cicatrici (rossore, indurimento, ispessimento, lieve ipertrofia, tensione, etc.) in un adulto avviene in circa 12 mesi. Alcune pazienti, in particolare quelle con pelle più scura, sono più soggette di altri a dare cattiva cicatrizzazione, in particolare ipertrofia cheloideo alterazioni della pigmentazione.  Un altro fattore a volte causa di cattiva cicatrizzazione è dato dalla tensione sulla cicatrice: più gli impianti sono grandi e maggiore sarà di solito la tensione sulla cicatrice.  Va tenuto conto comunque che le cicatrici saranno posizionate in sede sottomammaria o periareolare, dunque in posizione tale da renderle meno evidenti possibili e che molte tecniche possono essere messe in campo per trattarle in modo da ridurne la visibilità.  In particolare l’utilizzo di gel al silicone o una piccola striscia di silicone adesivo da applicare sopra la cicatrice possono essere utili a questo fine. Le foto post-operatorie saranno mostrate a chi si candida all’intervento per dare un’idea di come potranno in futuro apparire le cicatrici.
E’ normale una alterata sensibilità dei capezzoli per qualche mese dopo l’intervento.  Questo succede perché gli impianti mammari stirano i tessuti mammari e di conseguenza stirano nervi sensitivi, e questo porta in alcuni casi a una riduzione di sensibilità, in altri casi a un aumento della sensibilità stessa.  Un’altra possibilità è che i nervi che vanno al capezzolo possano passare attraverso lo spazio in cui viene formata la tasca per inserire l’impianto; in questo caso l’inserimento dell’impianto porterà a una marcata riduzione, fino a una completa perdita della sensibilità del capezzolo; per fortuna questa complicanza è rara.
Dipende non tanto dalla gravidanza quanto dall’allattamento. Bisogna aspettare da 3 a 6 mesi dopo la fine dell’allattamento: il seno ingrandito dalla produzione di latte in occasione dell’allattamento richiede del tempo per arrivare a una sua stabilità.
Evidentemente un seno con patologia tumorale non può essere sottoposto né a intervento di mastoplastica additiva né a intervento di riduzione mammaria o di mastopessi anche per il rischio di favorire una disseminazione tumorale.    Pertanto fra gli esami da eseguire in fase preoperatoria è prevista l’ecografia per le donne fino a 40 anni e la mammografia per le donne di età superiore ai 40 anni.  In caso di forte familiarità per cancro al seno si raccomanda di associare all’ecografia l’esame mammografico a partire dai 30 anni di età.
In chirurgia plastica ed estetica il fumo aumenta i rischi operatori sia a breve che a lungo termine  soprattutto perché la pelle è uno dei tessuti maggiormente danneggiati dall’abitudine del fumo. Fumare (e perfino solo usare nicotina: cerotti alla nicotina, gomme e caramelle alla nicotina, sigaretta elettronica con ricariche di nicotina, etc.) ha un potente effetto vasocostrittore, che rallenta il flusso sanguigno. I tessuti periferici,  specialmente la cute, risentono particolarmente di questo effetto.  L’abitudine al fumo accelera l’invecchiamento cutaneo riducendo la capacità della pelle di fronteggiare gli stress cui è quotidianamente sottoposta (per esempio l’esposizione ai raggi solari).  Le fibre elastiche si riducono e in conseguenza della minore elasticità cutanea si formano più rapidamente le rughe e si distendono più rapidamente i tessuti, con maggior tendenza alla flaccidità e ai fenomeni di ptosi mammaria e di “bottoming out” (discesa verso il basso dell’impianto, che oltrepassa così il solco inframammario).  Nel breve termine il fumo in prossimità dell’intervento aumenta tutti i rischi chirurgici a causa del ridotto flusso sanguigno della pelle, e ritarda la guarigione.  Le cicatrici tenderanno ad essere più larghe e più visibili, e il rischio di infezione più alto.   Pertanto è raccomandato, in caso di intervento per aumento di seno, un’astensione dal fumo almeno per 3-4 settimane prima dell’intervento e per 6-8 settimane dopo l’intervento.
Tutti gli interventi di chirurgia plastica o estetica comportano dei rischi. Fra i rischi della mastoplastica additiva si annoverano seppur con incidenza molto bassa: sieroma (raccolta di siero ovvero liquido nella loggia che contiene l’impianto); ematoma (raccolta di sangue nella loggia che contiene l’impianto); infezione; esposizione della protesi; rotazione e rovesciamento dell’impianto; dislocazione dell’impianto; “rippling” (pieghe cutanee); sindrome di Mondor (tromboflebite di vene toraco-epigastriche); rottura dell’impianto.  Ma la complicanza più importante e frequente è data dalla contrattura capsulare, di cui si parla nel paragrafo sotto.
“Contrattura capsulare” è il nome dato all’indurimento dei seni causato dal restringimento aggressivo della cicatrice che si forma attorno agli impianti mammari.  Tutte le volte che un corpo estraneo è inserito nell’organismo verrà circondato da uno strato cicatriziale. Per la maggior parte degli impianti (protesi ortopediche, placche per fratture, etc) non importa se la capsula cicatriziale si restringe in maniera ferma trattandosi di impianti rigidi che non possono essere deformati dalle forze della cicatrice. Gli impianti mammari sono completamente differenti; l’obiettivo dell’aumento di seno è quello di migliorarne il volume lasciando il seno morbido e naturale:  idealmente non si dovrebbe percepire l’impianto.  Quindi nel caso degli impianti mammari è assolutamente preferibile che la cicatrice capsulare si comporti in maniera completamente differente da tutti le altre aree del corpo e rimanga il più soffice possibile. Se la cicatrice capsulare attorno all’impianto è soffice e più ampia dell’impianto stesso non verrà percepita ma verrà percepita solo la parete dell’impianto. Se invece la cicatrice è spessa, aggressiva e si restringe fortemente attorno all’impianto allora l’impianto sarà percepito come un sasso all’interno del seno: questo fenomeno è chiamato contrattura capsulare. Ci sono diverse teorie sul perché una paziente possa formare questo tipo di cicatrice aggressiva. Le due più importanti sono:  1) predisposizione genetica per cicatrici aggressive  2) teoria dell’irritazione ( il corpo potrebbe trovare qualcosa di irritante nell’impianto mammario così come una infezione di basso grado nascosta nella parete dell’impianto o piccole perdite di silicone così come succedeva negli impianti di vecchia generazione).  Non esiste nessun modo di vedere se c’è una predisposizione genetica alla formazione di cicatrici aggressive ma fortunatamente questo non accade spesso.   Ci sono accorgimenti che possono essere utilizzati per ridurre le altre possibili cause di contrattura capsulare, come usare la più moderna generazione di impianti mammari, usare antibiotici durante l’intervento, usare antibiotici anche nella loggia dell’impianto durante l’intervento.
No. Le linee-guida e le raccomandazioni ministeriali impongono che l’intervento al seno per motivi estetici possa essere compiuto solo dopo il raggiungimento del 18° anno di età.
Dipende da quanto il seno è “svuotato” e da quale risultato si vuole ottenere.  In alcuni casi il semplice intervento di aumento di seno può risolvere la situazione.  Quando è molto marcata la ptosi (ovvero quando il seno è molto “caduto” verso il basso) diventa necessario associare un intervento di sollevamento o mastopessi con impianti. (inserire link a mastopessi con impianti)
Sì. E’ possibile realizzare un aumento di seno naturale tramite l’innesto di grasso o “lipofilling”. Questa tecnica consente di prelevare tramite lipoaspirazione grasso da tutte le aree del corpo che lo consentano (mento, braccia, dorso, fianchi addome, cosce, ginocchia, polpacci e caviglie) e di reiniettarlo, dopo processo di purificazione, nel seno.  Apprezzo molto una nuova tecnica di lipoaspirazione e lipofilling che si chiama SAFE-LIPO (SAFE = Separation Aspiration Fat Equalization), ideata dal dr. Simon Wall, che si è recentemente diffusa negli USA e sta ora cominciando ad arrivare in Europa. Con questa tecnica tramite una apparecchiatura di vibro-lipo e cannule con la parte terminale “esplosa”(flared o basket cannula) è possibile una espansione dei tessuti con conseguente possibilità di iniettare una maggiore quantità di grasso, nonché una maggiore regolarità nelle aree dove viene effettuata la lipoaspirazione   (vedi link).  Usando questa tecnica da circa 2 anni, ritengo che sia il procedimento migliore nelle lipoaspirazioni secondarie, ovvero quando si tratta di migliorare i risultati di lipoaspirazioni precedenti.     Il lipofilling produce effetti molto soddisfacenti e “naturali”: non permette grandi aumenti di volume del seno ma è possibile ripeterlo anche 2-3 se c’è grasso disponibile.     Inoltre il lipofilling permette di correggere la maggior parte dei difetti del seno (seno tubuliforme, doppio contorno, esiti di radioterapia, esiti di asportazione di noduli o di altri interventi chirurgici, ecc.). Per questo motivo il lipofilling è spesso impiegato non in sostituzione ma in aggiunta all’intervento di mastoplastica con impianti, per correggere tutti i difetti cui il solo intervento con impianti non è in grado di ovviare.
Non c’è nessuna relazione fra inserimento di impianti mammari e tumore al seno.  Al contrario alcuni studi hanno dimostrato che nei casi in cui un tumore al seno si sviluppa in donne con impianti questo viene diagnosticato in fase più precoce grazie ai cambiamenti comportamentali che questo comporta (attenzione ai sintomi, abitudine all’autopalpazione, esami strumentali come ecografia e mammografia, etc)
Il costo dell’intervento varia in base a una quantità di fattori: tipo di impianti, tipo di intervento (con o senza lipofilling), difficoltà di intervento e di conseguenza tempo operatorio, tipo di clinica con differenti costi sia di degenza che di sala operatoria. Considerando tutti questi fattori il prezzo può variare da    a     .  La maniera migliore per avere un preventivo personalizzato è prenotare una visita col dott. Paganelli.
Contatta il dottor Paganelli
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Chirurgo plastico estetico specializzato in: Mastoplastica, Liposcultura e Rinoplastica

Medico chirurgo specializzato in Chirurgia Estetica e Cosmetica con una grandissima esperienza internazionale. Laureato a Bologna, si è specializzato a Rio de Janeiro, alla scuola di chirurgia del dottor Pitanguy, e ha ampliato la sua formazione lavorando al The Hospital Group UK nel Regno Unito.

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